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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13407/2026 del 13/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduce un unico motivo: violazione degli artt. 321 c.p.p. e 648 c.p. e carenza di motivazione in relazione alla sussistenza del reato presupposto di ricettazione. Si contesta che i giudici di merito abbiano fondato il fumus del reato esclusivamente su elementi congetturali e ambigui: consistente somma in banconote di piccolo taglio, inattendibilità delle spiegazioni dell'indagato e modesta entità dei redditi leciti. Mancava, a detta del ricorrente, l'individuazione della tipologia del reato presupposto, il nesso di derivazione tra il denaro sequestrato e fatti specifici e la prova del rapporto di pertinenzialità del denaro rispetto a un reato identificato.

La decisione

La Corte accoglie il ricorso ritenendo la motivazione impugnata assolutamente carente. Ha affermato che, per disporre il sequestro in relazione all'art. 648 c.p., è necessaria l'individuazione almeno tipologica del reato presupposto e una motivazione che dimostri indiziariamente la congruenza della fattispecie prospettata con i fatti. La motivazione del Tribunale di Milano è stata ritenuta meramente congetturale e incapace di identificare il reato presupposto o il collegamento tra il danaro (229.940,00 euro) e una specifica fattispecie criminosa (anche richiamando l'art. 131-ter d.lgs. 385/1993). Conseguentemente la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del 12.11.2025 e il decreto di sequestro del GIP del 18.09.2025 e ha ordinato la restituzione all'avente diritto del denaro sequestrato; ha altresì disposto la comunicazione al Procuratore generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di motivazione degli atti giurisdizionali; nel caso concreto è stato ritenuto violato per carenza assoluta di motivazione dell'ordinanza impugnata

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sulla ricettazione; la Corte ricorda che, per fondare un sequestro preventivo su questa fattispecie, occorre individuare almeno la tipologia del reato presupposto da cui derivano i beni sequestrati

  • art. 131-ter d.lgs. 385/1993

    Richiamato come possibile riferimento a ipotesi di attività riconducibili a servizi di pagamento non leciti; la Corte ha rilevato che i giudici non hanno spiegato in che misura il denaro sequestrato derivi da una specifica violazione richiamata da questa norma

  • art. 626 cod. proc. pen.

    Norma procedurale relativa alla comunicazione della decisione al Procuratore generale; la Corte dispone l'immediata comunicazione per quanto di competenza

Massime di principio

  • Per disporre il sequestro preventivo in relazione a reati come la ricettazione (art. 648 c.p.) è necessario individuare almeno la tipologia del reato presupposto: non basta l'affermazione generica di un "possesso ingiustificato"
  • La motivazione del provvedimento cautelare deve esporre elementi logico-fattuali concreti e non congetture; indicazioni quali piccole banconote, redditi modesti o versioni ritenute inattendibili, se non collegate a fatti specifici, non sono sufficienti
  • Il giudice deve valutare e argomentare anche le possibili cause lecite alternative della disponibilità del denaro; l'assenza di questa valutazione può rendere la motivazione apparente e portare all'annullamento
  • Il semplice possesso di somme ingenti, da solo, non configura automaticamente il presupposto per misure reali se non è dimostrato il nesso con una concreta ipotesi delittuosa
  • Quando la motivazione è carente o illogica la Corte di legittimità può annullare il provvedimento senza rinvio e disporre la restituzione dei beni sequestrati

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