Cassazione Penale, Sentenza n. 17830/2022 del 04/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Verona aveva dichiarato la nullità della citazione diretta a giudizio nei confronti di Nicola Costantini per il reato previsto dall'art. 624-bis c.p. (furto in abitazione/furto con strappo) e aveva disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero. Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza sostenendo violazione di legge: il reato di cui all'art. 624-bis, sebbene non espressamente elencato tra quelli dell'art. 550 c.p.p., è ricompreso nella disposizione per richiamo al comma 2, lett. f) e all'art. 625 n.1 c.p. (oggi punito dall'art. 624-bis), per cui la procedura corretta è la citazione diretta a giudizio e non l'invio alla udienza preliminare; l'ordinanza produce una stasi processuale abnorme impedendo al pubblico ministero di ripetere la citazione diretta o utilizzare una richiesta di rinvio a giudizio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del pubblico ministero. Ha richiamato la propria giurisprudenza secondo cui è abnorme il provvedimento del giudice del dibattimento che dichiara erroneamente necessaria l'udienza preliminare per reati per i quali la legge prevede la citazione diretta, determinando una insuperabile stasi del processo. Ha affermato che i delitti di cui all'art. 624-bis c.p., anche dopo la legge n. 103/2017, si procedono con citazione diretta ai sensi dell'art. 550 c.p.p. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la rimessione degli atti al Tribunale di Verona per il prosieguo del procedimento.
Norme richiamate
art. 624-bis c.p.
Raggruppa e punisce i reati di furto in abitazione e furto con strappo; la Corte interpreta che, nonostante modifiche edittali, tali reati si procedono con citazione diretta ex art. 550 c.p.p.
art. 550 c.p.p.
Disciplina i casi in cui si procede mediante citazione diretta a giudizio; la Corte ritiene che l'art. 624-bis rientri, anche per richiamo a disposizioni correlate, tra i reati per i quali è corretta la citazione diretta.
art. 625 n.1 c.p. (richiamato)
Richiamato dalla normativa processuale: la lettura combinata porta a ricomprendere nell'ambito dell'art. 550 i reati oggi puniti dall'art. 624-bis.
art. 606 lett. b) c.p.p.
Consentiva la censura per violazione di legge sollevata nel ricorso per cassazione (motivo in relazione alla normativa processuale).
art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.
Limita l'enunciazione del motivo di ricorso: la Corte indica di aver esaminato il motivo nei limiti previsti dalla disposizione.
Massime di principio
- Quando un giudice del dibattimento dichiara la nullità di una citazione diretta per reati che la normativa processuale prevede si procedano mediante citazione diretta (art. 550 c.p.p.), tale provvedimento è da considerarsi abnorme perché determina una stasi processuale insuperabile.
- La modifica degli editti minimi o altri interventi normativi (es. legge n. 103/2017) non mutano automaticamente la modalità di instaurazione del processo se la normativa processuale continua a ricomprendere il reato tra quelli per i quali è prevista la citazione diretta.
- Per reati assimilabili o richiamati nell'art. 550 c.p.p. tramite riferimenti a previsioni del codice penale (es. richiamo a art. 625 n.1), si deve interpretare la norma processuale in senso sostanziale per evitare il blocco del procedimento.
- Il rimedio corretto della Cassazione, in caso di errata dichiarazione di nullità che crea impossibilità di ripetere la stessa forma di inizio del processo da parte del pubblico ministero, è l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata e la rimessione degli atti al giudice competente per consentire il prosieguo.
- Il pubblico ministero deve valutare che, se il giudice dispone la restituzione degli atti per motivi formali ma la fattispecie è procedibile con citazione diretta, il ricorso per cassazione può ottenere l'annullamento del provvedimento per evitare la paralisi processuale.
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