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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21087/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (appaltatore)

La controversia

Un'impresa di costruzioni aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il compenso dovuto per lavori di ristrutturazione di un tetto. Il committente aveva proposto opposizione, chiedendo in riconvenzionale il risarcimento del danno per il fermo del cantiere e per asseriti lavori non eseguiti a regola d'arte, quantificando anche il costo dello smontaggio di una gru rimasta nel cantiere. Il giudice di pace aveva revocato parzialmente il decreto, trattenendo in compensazione un importo per lo smontaggio della gru; il Tribunale aveva confermato, ritenendo irrilevante che, nel corso del giudizio, la gru fosse stata poi smontata dall'appaltatore senza oneri per il committente. Con il ricorso per cassazione l'appaltatore ha censurato tale statuizione con quattro motivi: difetto di motivazione; erronea qualificazione della deduzione del committente come eccezione di inadempimento, o in alternativa come riduzione del prezzo, o ancora come risarcimento del danno; violazione dell'art. 100 c.p.c. per sopravvenuta carenza di interesse del committente; omesso esame del fatto decisivo dello smontaggio della gru da parte dell'appaltatore. La censura ritenuta decisiva è stata quella relativa al risarcimento del danno, poiché il tardivo smontaggio della gru aveva eliminato il danno corrispondente al costo che il committente avrebbe dovuto sostenere, sicché non poteva essergli riconosciuto un rimborso per una spesa mai affrontata e non più da affrontare.

La decisione

La Corte ha accolto, nei limiti indicati, il secondo motivo di ricorso, assorbendo le altre censure. Ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Ivrea, in diversa composizione, perché riesamini la vicenda applicando il principio secondo cui il risarcimento può coprire solo un pregiudizio effettivo e non può tradursi in un vantaggio per il creditore. Al giudice di rinvio è stata demandata anche la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 100 c.p.c.

    è richiamato come norma sulla necessaria attualità dell'interesse ad agire; la censura del ricorrente lamentava che il giudice di appello non avesse rilevato la sopravvenuta carenza di interesse del committente a ottenere il rimborso del costo di smontaggio della gru.

Massime di principio

  • Il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale presuppone un pregiudizio effettivamente subito dal creditore; non è legittimo riconoscere somme a titolo risarcitorio per costi che il creditore non ha sostenuto e non dovrà più sostenere.
  • Il tardivo adempimento, se accettato dal creditore, può lasciare ferma l'eventuale pretesa al danno da ritardo, ma elimina il danno corrispondente alla prestazione eseguita tardivamente quando tale prestazione soddisfi definitivamente l'interesse creditorio.
  • La liquidazione del danno non può trasformarsi in un vantaggio patrimoniale per il danneggiato: deve limitarsi alla perdita subita e al mancato guadagno causalmente provati.
  • Quando la controversia abbia ad oggetto solo il diritto dell'appaltatore al corrispettivo e la detrazione di costi asseritamente sostenuti dal committente, il giudice deve verificare se tali costi siano stati effettivamente sopportati o siano venuti meno per effetto dell'adempimento tardivo della controparte.

Come è indicizzato

MaterieAppaltoInadempimento
RamiContrattiObbligazioni
IstitutiOnere della provaRisoluzione del contratto

Testo integrale

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