Cassazione Penale, Sentenza n. 8504/2023 del 27/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Sanfilippo impugnava la conferma della condanna per furto (art. 624 c.p.) aggravato ai sensi dell'art. 61 n.11 c.p. per abuso di coabitazione/ospitalità, deducendo plurime violazioni di norme processuali e vizi di motivazione: insufficiente e contraddittoria valutazione delle prove (attendibilità della persona offesa e certezza del riconoscimento presso il negozio "compro oro"), mancata o inadeguata valutazione dell'aggravante contestata e, soprattutto, violazione relativa alla condizione di procedibilità per difetto di querela (esistenza in atti solo di una denuncia del 13/02/2012, non di una querela). La difesa sosteneva che la Corte d'appello non avesse esaminato adeguatamente tali censure.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso con riferimento all'eccezione di improcedibilità per difetto di querela. Ha rilevato che, data la qualificazione del fatto (furto aggravato ai sensi dell'art. 61 n.11 c.p.) e l'esclusione di altre aggravanti, doveva essere verificata la sussistenza della querela come condizione di procedibilità; in atti risultava solo una denuncia, priva della volontà punitiva propria della querela. Trattandosi di questione rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, la Corte ha annullato senza rinvio sia la sentenza d'appello sia la sentenza di primo grado per improcedibilità dell'azione penale.
Norme richiamate
art. 624 c.p. (furto)
La Corte ha ritenuto che, nella qualificazione data al fatto, l'applicazione del comma 3 di art. 624 imponga che l'azione sia soggetta alla condizione di procedibilità rappresentata dalla querela; la mera denuncia non è sufficiente
art. 61 n.11 c.p. (aggravante per abuso di coabitazione o ospitalità)
L'applicazione di questa aggravante è stata decisiva per la qualificazione del reato; la Corte ha valutato che, essendo stata applicata tale aggravante, occorreva verificare la condizione di procedibilità (querela)
art. 129 c.p.p. (querela)
La norma sul contenuto e sugli effetti della querela è stata richiamata per affermare che la denuncia non può sostituire la querela quando la legge richiede la condizione di procedibilità
art. 606 c.p.p. (motivi di cassazione)
Richiamata dalla difesa nelle censure di vizio di motivazione e travisamento della prova; la Corte ha comunque deciso sul profilo di improcedibilità rilevabile d'ufficio
art. 192, 336, 529, 530 c.p.p. (norme procedurali richiamate dalla difesa)
Richiamate a sostegno delle censure riguardanti produzione e valutazione di atti e prove, non essendo però decisive rispetto all'eccezione di improcedibilità
art. 62-bis, 69, 133 c.p. (norme penali richiamate dalla difesa)
Richiamate in relazione alla valutazione delle circostanze attenuanti/agggravanti e del regime sanzionatorio; la Corte ha ritenuto prevalente la questione di procedibilità
Massime di principio
- Se la qualificazione del fatto implica la necessità di una querela per la procedibilità, la mera denuncia non è sufficiente e costituisce motivo di improcedibilità che può essere rilevato d'ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio
- Le questioni relative alla condizione di procedibilità (es. presenza della querela) sono rilevabili anche dalla Corte di legittimità anche se non affrontate dal giudice d'appello
- Quando esiste un contrasto tra la qualificazione giuridica del fatto e la documentazione delle volontà della persona offesa (querela vs denuncia), il processo può essere annullato senza rinvio per improcedibilità
- Le doglianze sulla valutazione della prova e sull'identificazione possono essere decisive, ma un vizio procedurale di condizione di procedibilità prevale e determina l'estinzione dell'azione penale
- La difesa deve comunque sollevare il difetto di querela tempestivamente; tuttavia, anche in sua assenza la questione può essere svolta d'ufficio dai giudici
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