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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2759/2025 del 23/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale impugna la sentenza del Tribunale di Brescia che ha dichiarato non doversi procedere per il reato di tentato furto pluriaggravato di avifauna selvatica (uso di "vischio" adesivo), per mancanza della querela entro il termine previsto dal d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150. Il punto centrale è se la fauna selvatica, considerata patrimonio indisponibile dello Stato, debba essere ricompresa tra le "cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità" ai sensi dell'art. 625 n. 7 c.p., e quindi se il reato, pur tentato, resti procedibile d'ufficio secondo la novella procedurale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso del Procuratore Generale fondato e lo ha accolto. Ha rilevato che nel capo d'accusa era espressamente contestata l'aggravante prevista dal n. 7 dell'art. 625 c.p., con esplicito riferimento all'"avifauna, da considerare patrimonio indisponibile dello Stato ai sensi dell'art. 2 della legge n. 157/92"; tale formulazione comprende la nozione di cosa "destinata a pubblico servizio o a pubblica utilità" rilevante ai fini della procedibilità ex art. 624, comma 3 (come novellato dal d.lgs. n. 150/2022). Ha censurato il Tribunale per omissione di motivazione sulla questione decisiva e, per tale ragione, ha annullato la decisione impugnata e disposto il necessario rinvio (o nuovo esame) per decidere alla luce della corretta qualificazione della cosa e della procedibilità.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (riforma procedurale - "Cartabia")

    La riforma ha inciso sul regime di procedibilità per taluni reati; la Corte interpreta che, dopo la novella, la procedibilità dipende ancora dalla sussistenza delle aggravanti previste (es. art. 625 n. 7) se esse sono correttamente contestate in atto di accusa.

  • art. 625, n. 7, cod. pen.

    "destinata a pubblico servizio o a pubblica utilità"

    La Corte ritiene che, quando l'aggravante è espressamente contestata e descritta (qui con riferimento all'avifauna come patrimonio indisponibile), essa può integrare la fattispecie che rende il furto procedibile d'ufficio ai fini del regime di procedibilità.

  • Legge 11 febbraio 1992, n. 157, artt. 1 e 2

    "avifauna, da considerare patrimonio indisponibile dello Stato ai sensi dell'art. 2 della legge n. 157/92"

    La qualificazione della fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato è stata assunta come elemento probante della natura pubblicistica del bene e della sua finalità di tutela nell'interesse collettivo, idonea a giustificare la ricorrenza dell'aggravante.

  • art. 9 Cost.

    Richiamato per sottolineare la tutela costituzionale dell'ambiente e della biodiversità, a supporto della considerazione della fauna selvatica come bene di interesse pubblico.

  • art. 624, comma 3 (seconda parte), cod. pen. (richiamato come criterio di procedibilità, nel testo come "art. 624, comma 3, cod. proc. pen.")

    "art. 624, comma 3, seconda parte, cod. pen. (come novellato dall'art. 2, comma 1, lett. i, del d.lgs. n. 150 del 2022)"

    La Corte ha applicato la norma interpretando che la procedibilità del reato di furto, dopo la modifica normativa, resta collegata alla presenza delle aggravanti elencate (tra cui la destinazione della cosa a pubblico servizio/publica utilità) se queste sono esplicitamente contestate.

  • art. 828, comma 2, cod. civ.

    Richiamato nel ricorso per evidenziare la natura giuridica degli animali e sostenere la qualificazione della fauna come bene rilevante per interessi pubblici, contribuendo all'argomentazione sull'aggravante.

  • art. 179, quarto comma, n. 2, cod. pen. (richiamato da giurisprudenza citata)

    Utilizzato in precedenti decisioni (citata nel ricorso) per stabilire oneri e conseguenze in ipotesi di delitti commessi sul patrimonio indisponibile; evocato a supporto della tesi della rilevanza pubblicistica del danno derivante dal furto venatorio.

Massime di principio

  • Se nell'atto di accusa è espressamente contestata l'aggravante prevista dall'art. 625 n. 7 ("esposizione alla pubblica fede" e/o "destinazione a pubblico servizio o a pubblica utilità"), la fattispecie di furto (anche tentato) può rimanere procedibile d'ufficio anche dopo la riforma procedurale del d.lgs. n. 150/2022.
  • La qualificazione della fauna selvatica come "patrimonio indisponibile dello Stato" (legge 157/1992) e il richiamo ai principi costituzionali di tutela dell'ambiente (art. 9 Cost.) sono elementi idonei a sostenere la riconducibilità del bene alla categoria delle cose di pubblico interesse rilevanti per l'aggravante dell'art. 625 n. 7.
  • È essenziale che il pubblico ministero contesti puntualmente e descriva nelle imputazioni le circostanze aggravanti che incidono sulla procedibilità; una contestazione generica o l'omissione di tale contestazione può compromettere la possibilità di perseguire d'ufficio.
  • Il giudice di merito deve motivare in modo specifico e congruo se ritiene di non riconoscere la sussistenza di un'aggravante decisiva per la procedibilità: la mancanza di motivazione su un punto determinante determina annullamento per vizio di motivazione.
  • In casi simili è prudente procedere al rinvio o al nuovo esame (da parte del giudice di merito) qualora la qualificazione giuridica del bene o la sussistenza dell'aggravante non risulti adeguatamente valutata o motivata.

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