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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41552/2025 del 29/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano le condanne per peculato: contestano la motivazione e il travisamento della prova, chiedono la riqualificazione dei fatti in truffa (non peculato), deducono che la responsabilità sia da attribuire solo a uno dei due (ipotesi alternative di fatto) e sollevano questioni sulla sussistenza dell'elemento soggettivo dell'extraneus. Entrambi chiedevano anche, in via subordinata, annullamento senza rinvio per prescrizione.

La decisione

La Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto congruente e non manifestamente illogica la ricostruzione dei giudici di merito, che hanno accertato l'attività stabile di entrambi presso l'agenzia, la ricezione delle somme dai clienti, il rilascio di attestazioni di pagamento e l'annullamento delle comunicazioni entro 24 ore con conseguente appropriazione. Ha confermato la qualificazione dei fatti come peculato (non truffa), sul presupposto che le somme erano già entrate nella disponibilità della Pubblica Amministrazione al momento della consegna all'incaricato e che gli artifici documentali servivano a occultare l'appropriazione. Ha inoltre ritenuto infondata la doglianza sulla presunta estinzione per prescrizione, computando i periodi di sospensione e constatando che i reati non risultano prescritti.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    richiama la modalità di esposizione delle deduzioni in cassazione e viene usato per sintetizzare i motivi di ricorso depositati.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    norma invocata per dedurre vizio di motivazione e manifesta illogicità nella decisione impugnata; la Corte valuta che non ricorra la manifesta illogicità.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.

    richiamata in relazione a dedotte violazioni di legge nella motivazione, soprattutto in ordine alla qualificazione del concorso e degli artt. penali invocati.

  • art. 110 c.p.

    richiamato dai ricorrenti nella discussione sul concorso di persone nel reato; la Corte esamina e conferma il criterio di imputazione concorrente fondato su prove di partecipazione materiale e consapevole.

  • art. 314 c.p.

    norma del delitto di peculato: la Corte la applica nell'interpretazione consolidata secondo cui il denaro consegnato all'incaricato della riscossione entra nella disponibilità della P.A. e la sua trattenuta integra peculato.

  • art. 192 c.p.p.

    richiamato come criterio di valutazione della prova e per il principio che il giudice deve considerare ricostruzioni alternative; la Cassazione osserva che le alternative proposte sono state esaminate dai giudici di merito.

Massime di principio

  • Se un incaricato autorizzato riceve denaro per conto della Pubblica Amministrazione, quel denaro entra nella disponibilità della P.A. al momento della consegna: la sua trattenuta può integrare il reato di peculato, anche quando si usino artifici documentali per occultare l'appropriazione.
  • La qualificazione come truffa richiede che gli artifici e i raggiri siano lo strumento principale per ottenere la consegna del bene; se il bene era già nella disponibilità dell'incaricato pubblico, prevale la qualificazione per peculato.
  • Per sostenere il concorso di più soggetti, è sufficiente una motivazione che dimostri l'inserimento stabile nella gestione, la ricezione delle somme e la condotta materiale e consapevole; la Cassazione non riesamina i fatti se la motivazione di merito non è manifestamente illogica o travisata.
  • La presenza di documenti falsi può essere interpretata come tentativo di occultare l'illecito sia da parte di chi è colpevole sia, in caso, come errore difensivo: non basta l'argomento di plausibilità inversa per riformare la decisione se i giudici di merito hanno offerto una motivazione coerente.
  • In materia di prescrizione, bisogna considerare tutti i periodi di sospensione e gli atti che interrompono o sospendono il decorso: una richiesta difensiva generica di estinzione per prescrizione può essere respinta se il computo, valutati gli intervalli di sospensione, non porta all'estinzione del reato.
  • In cassazione il sindacato è limitato: le deduzioni sulla valutazione della prova e sulle massime di esperienza devono dimostrare manifesta illogicità o travisamento per ottenere accoglimento.

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