Cassazione Penale, Ordinanza n. 07335/2026 del 24/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso per cassazione è stato proposto avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo. Dal testo emerge che l'unico motivo dedotto era riferito, in modo generico, alla pretesa insussistenza della correlazione tra la condotta minacciosa e l'esercizio dell'attività di ufficio del pubblico ufficiale, nonché alla mancata finalizzazione della condotta alla coartazione del medesimo, sul presupposto che il diniego opposto alla richiesta dell'imputato fosse sorretto da spiegazioni. La Corte ha ritenuto il motivo privo di specificità e quindi inidoneo a devolvere censure apprezzabili in sede di legittimità.
Norme richiamate
art. 616 c.p.p.
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità il motivo di ricorso deve essere specifico e confrontarsi con le rationes della decisione impugnata; censure formulate in modo generico sono inammissibili.
- Quando il ricorso si limita a contestazioni apodittiche sulla correlazione tra condotta minacciosa, funzione pubblica e finalità coercitiva, senza indicare puntualmente gli errori della sentenza impugnata, la Corte può dichiararlo inammissibile.
- La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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