Sentenza del 11/06/2019 n. 5156 - Comm. Trib. Reg. per la Campania
Massima n. 257/2019 Accertamento - Prova - Dichiarazioni rese in sede di verifica dal legale rappresentante - Confessione stragiudiziale.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società contestava un avviso di accertamento relativo al periodo d'imposta 2013, con il quale erano stati recuperati a tassazione, ai fini IRES e IRAP, costi ritenuti indeducibili per difetto di inerenza, oltre alla relativa IVA indebitamente detratta, sanzioni e interessi. Deduceva, tra l'altro, la violazione della procedura prevista per l'abuso del diritto e l'elusione e sosteneva l'inerenza delle spese legali e dei costi connessi al conferimento di ramo d'azienda. In appello, l'Agenzia delle Entrate censurava la sentenza di primo grado per non aver attribuito valore di prova piena alla dichiarazione resa dal legale rappresentante della società nel processo verbale di constatazione, con la quale era stata accettata la ripresa a tassazione di un sesto del corrispettivo di euro 170.000 relativo a un contratto di consulenza legale.
La decisione
La Commissione ha accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate e riformato la sentenza di primo grado. Ha ritenuto che la dichiarazione resa dal legale rappresentante della società durante la verifica costituisse una confessione stragiudiziale, avente valore di prova piena e diretta nei confronti della società in virtù del rapporto di immedesimazione organica. Tale confessione poteva essere revocata solo per errore di fatto o violenza morale, circostanze non dimostrate. È stata quindi riconosciuta la legittimità della ripresa a tassazione relativa alla quota di costi non inerenti. La società contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio, liquidate complessivamente in euro 3.500,00.
Norme richiamate
Art. 2735, comma 1, Codice civile
La confessione stragiudiziale fatta alla parte o a chi la rappresenta ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale.
La dichiarazione resa dal legale rappresentante della società durante la verifica fiscale è stata qualificata come confessione stragiudiziale e non come testimonianza. Per effetto dell'immedesimazione organica, essa produce prova piena e diretta nei confronti della società rappresentata.
Art. 2732, Codice civile
La confessione non può essere revocata se non si prova che è stata determinata da errore di fatto o da violenza.
La società non poteva disconoscere o ritrattare la dichiarazione del proprio legale rappresentante, salvo dimostrare un errore di fatto o una violenza morale, circostanze che nel caso concreto non sono state provate.
Art. 10-bis, Legge n. 212/2000
La società aveva invocato le garanzie procedurali previste per gli accertamenti fondati sull'abuso del diritto o sull'elusione fiscale. Tuttavia, la decisione d'appello si è concentrata sulla confessione relativa alla non inerenza dei costi e ha accolto l'impugnazione dell'Ufficio su tale specifico profilo.
Sentenza della Corte di cassazione n. 4348 del 4 marzo 2016
In tema di accertamenti tributari, le dichiarazioni rese in sede di verifica dal legale rappresentante di una società non possono essere qualificate come testimonianza, ma integrano una confessione stragiudiziale.
La giurisprudenza richiamata afferma che il rapporto di immedesimazione organica tra amministratore e società permane anche se l'atto è compiuto con dolo, abuso di potere o oltre i limiti delle competenze dell'amministratore.
DM 10 marzo 2014 n. 55, come modificato dal DM 8 marzo 2018 n. 37
I decreti sono stati richiamati per la liquidazione delle spese processuali, determinate complessivamente in euro 3.500,00 per i due gradi di giudizio.
Massime di principio
- Le dichiarazioni rese dal legale rappresentante di una società durante una verifica fiscale possono vincolare direttamente la società come confessione stragiudiziale, non come semplice dichiarazione testimoniale.
- Un'ammissione contenuta nel processo verbale di constatazione può costituire prova piena della maggiore imposta o della non deducibilità di un costo, soprattutto quando sia espressamente concordata e accettata dal rappresentante della società.
- La successiva contestazione dell'ammissione è ammessa solo dimostrando un errore di fatto o una violenza morale; non è sufficiente sostenere genericamente che la dichiarazione fosse stata resa in modo non conveniente o senza piena consapevolezza.
- Prima di sottoscrivere o accettare rilievi durante una verifica, il legale rappresentante deve verificare attentamente il contenuto delle dichiarazioni, poiché esse possono avere effetti probatori vincolanti nel successivo contenzioso.
- La documentazione contrattuale e contabile può dimostrare l'inerenza dei costi, ma può essere superata da un'ammissione espressa del legale rappresentante relativa alla loro non inerenza o alla parziale indeducibilità.
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