Cassazione Penale, Sentenza n. 42307/2022 del 09/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di Civitavecchia. Il ricorrente ha articolato tre censure: 1) incompetenza territoriale del Tribunale di Roma in favore del Tribunale di Viterbo (luogo di residenza e di accertamento ritenuto dal ricorrente) per il reato di indebita compensazione; 2) vizio di motivazione per mancata indicazione del requisito del periculum in mora nei provvedimenti di sequestro finalizzato alla confisca e illegittima sostituzione da parte del Tribunale del riesame; 3) illegittimità del vincolo sui conti bancari di due società (El.ca s.r.l. e MRT s.r.l.) riconducibili al ricorrente, in quanto società autonome e non coinvolte nei fatti, con richiesta che l'accusa provasse l'uso dei conti per scopi personali (uti dominus).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Sul punto della competenza territoriale ha confermato che per il delitto di indebita compensazione si applica il criterio del luogo dell'accertamento (art. 18 d.lgs. 74/2000) e che, alla luce delle indagini condotte dall'autorità giudiziaria di Civitavecchia e della Guardia di Finanza di Ladispoli, la competenza era correttamente riferita a Civitavecchia. Quanto alla motivazione sul periculum, la Corte ha richiamato il principio secondo cui il sequestro finalizzato alla confisca richiede motivazione anche sul pericolo in mora, ma ha ritenuto legittima l'integrazione della motivazione da parte del Tribunale del riesame: l'erronea omissione del GIP non comportava una nullità radicale e il riesame ha validamente evidenziato il rischio di dispersione (discrepanza tra profitto contestato e beni rinvenuti). Infine, sul vincolo dei conti societari la Corte ha osservato che solo le società direttamente interessate potevano dolersi del vincolo e che la censura del ricorrente, svolta a titolo personale, non superava l'argomentazione del giudice. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 10‑quater, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma sostanziale che disciplina il reato di indebita compensazione, cui si riferiscono le indagini; base dell'accusa a carico del ricorrente
art. 18, comma 1, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Stabilisce il criterio del luogo dell'accertamento per i reati tributari come parametro territoriale prevalente rispetto alle regole generali del codice di procedura penale
art. 8 cod. proc. pen.
Criterio generale del luogo di consumazione del reato; in materia di indebita compensazione è spesso inapplicabile e sostituito dal criterio speciale dell'art. 18 del d.lgs. 74/2000
art. 9 cod. proc. pen.
Regola generale sulla competenza territoriale che viene prevalicata dal criterio speciale previsto per i reati tributari
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Prevede il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; richiede motivazione anche sul pericolo in mora (periculum) che giustifica l'anticipazione dell'effetto ablativo rispetto alla fine del processo
art. 240 cod. pen.
Disciplina la confisca; il sequestro finalizzato ha natura anticipatoria rispetto alla confisca che potrebbe essere disposta a sentenza definitiva
art. 309, comma 9, cod. proc. pen.
Citato in tema di obblighi motivazionali nelle misure cautelari (richiamato per analogia nella materia del sequestro reale)
art. 324, comma 7, cod. proc. pen.
Attribuisce al giudice del riesame poteri in tema di misure cautelari reali; giustifica la possibilità di integrazione motivazionale da parte del Tribunale del riesame
Massime di principio
- Per i reati tributari come l'indebita compensazione la competenza territoriale si determina con il criterio del luogo dell'accertamento (art. 18 d.lgs. 74/2000) e non automaticamente dal luogo di residenza dell'indagato o di acquisizione dei dati.
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede una motivazione esplicita anche sul pericolo in mora; tuttavia, ove il provvedimento originario sia carente, il giudice del riesame può integrare la motivazione esercitando i poteri previsti dalla legge, purché l'integrazione non travalichi i limiti del sindacato e si fondi su elementi degli atti.
- La mera riconducibilità formale di conti societari alla persona fisica che è legale rappresentante non è sufficiente a far venir meno l'autonomia patrimoniale delle società: l'eventuale aggressione patrimoniale deve considerare chi ha legittimazione a impugnare e necessita di prova dell'uso personale dei beni societari (uti dominus) qualora si voglia ritenere la disponibilità personale.
- La confiscabilità del bene non esonera automaticamente il giudice dall'obbligo di motivare il periculum, ma la sussistenza di un concreto rischio di dispersione (es. incongruenza tra valore del profitto contestato e beni rinvenuti) può legittimare il vincolo cautelare quando adeguatamente documentata.
- In sede di impugnazione, chi agisce in proprio deve confrontarsi con i limiti della legittimazione: questioni relative a beni intestati a persone giuridiche devono essere dedotte e provate dalle stesse o dai soggetti titolati a farlo.
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