Sentenza n. 5398/2026 - Napoli, Sezione 9
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: esclusione dal concorso pubblico per due posti a tempo indeterminato di dirigente avvocato, con contestazione degli atti di valutazione e dei successivi elenchi dei candidati idonei e non idonei
Esito
Favorevole al resistente (azienda sanitaria)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La candidata ha impugnato l’esclusione dalla procedura, disposta perché non avrebbe documentato per cinque anni l’attività svolta presso studi professionali privati con contenuti analoghi a quelli del profilo di avvocato. Ha dedotto, con un unico motivo articolato, violazione o falsa applicazione del bando, difetto di istruttoria e di motivazione, manifesta irragionevolezza e illogicità, disparità di trattamento, travisamento dei fatti e sviamento, violazione della par condicio, del favor partecipationis, della proporzionalità, del buon andamento, della trasparenza, degli artt. 3 e 51 Cost., dell’art. 6, comma 1, lett. b), l. 241/1990 e dell’art. 1 d.P.R. 487/1994, anche per mancato ricorso al soccorso istruttorio. Ha chiesto l’ammissione alla prova scritta e, in subordine, il risarcimento. L’Azienda e l’interveniente ad opponendum hanno eccepito l’improcedibilità per mancata impugnazione della graduatoria definitiva approvata con deliberazione del 4 luglio 2025; la ricorrente ha replicato di essere stata inserita in graduatoria senza riserva.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare il motivo di merito sull’illegittimità dell’esclusione. La candidata era stata ammessa con riserva, aveva proseguito la procedura e, dopo aver superato le ulteriori prove, era stata inserita al posto n. 28 nella graduatoria finale, approvata con deliberazione del 4 luglio 2025. Non avendo impugnato tale graduatoria, non poteva ottenere tutela utile attraverso la sola impugnazione dell’esclusione: la graduatoria finale, pur collocandosi nella medesima sequenza procedimentale, comporta nuove valutazioni e non è travolta automaticamente dall’eventuale annullamento dell’esclusione. L’ammissione con riserva consente la partecipazione nelle more del giudizio, ma non rimuove definitivamente l’esclusione né attribuisce gli effetti favorevoli finché non intervenga una pronuncia di merito favorevole passata in giudicato. Spese integralmente compensate per la natura processuale della decisione.
Norme richiamate
art. 30, comma 2, c.p.a.
nonché per l’accertamento e la declaratoria del diritto della ricorrente ad essere ammessa alla prova scritta della predetta procedura selettiva nonché per la condanna in forma specifica ex art. 30, comma 2, c.p.a. dell’Amministrazione in indirizzo, all’adozione del relativo provvedimento - anche cautelare - di ammissione della ricorrente a partecipare alla prova scritta di cui al predetto concorso e, comunque, in via subordinata, al risarcimento dei danni.
La disposizione è richiamata nella domanda subordinata di tutela in forma specifica; la sentenza non la applica nel merito, poiché dichiara improcedibile il ricorso.
Massime di principio
- L’ammissione con riserva a un concorso pubblico consente al candidato escluso di partecipare alle prove durante il giudizio, ma non elimina definitivamente l’esclusione né attribuisce gli effetti connessi al superamento della procedura: questi presuppongono una pronuncia di merito favorevole passata in giudicato.
- Il candidato che abbia impugnato l’esclusione da un concorso e sia successivamente inserito nella graduatoria finale deve impugnare anche quest’ultima; l’eventuale annullamento dell’esclusione non determina automaticamente la caducazione della graduatoria, che costituisce un atto autonomo implicante ulteriori valutazioni e coinvolgente interessi di terzi.
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