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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7856/2022 del 04/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Cosenza che, adito dalla titolare dell'azienda agricola, aveva annullato il decreto di sequestro preventivo disposto dal G.I.P. (a fini di confisca) sull'azienda agricola della Refija. Il P.M. ha censurato la decisione sostenendo che il Tribunale del riesame avrebbe sottovalutato e omesso di valutare elementi indiziari (intercettazioni telefoniche, riscontri documentali, controlli di polizia) che dimostrerebbero l'intermediazione illecita di manodopera tramite Aloe Gennaro e lo sfruttamento dei braccianti, nonché avendo operato una non consentita separazione tra la posizione del reclutatore/intermediario e quella dell'utilizzatore (titolare dell'azienda). Sono state inoltre dedotte violazioni dell'obbligo di motivazione e di norme procedurali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato implicitamente la correttezza della decisione del Tribunale del riesame che aveva annullato il sequestro. La Corte ha ritenuto che il ricorso impugnasse in realtà valutazioni di merito (sull'idoneità e sulla sufficienza degli indizi) non sindacabili in cassazione nei procedimenti cautelari, e che nella motivazione del Tribunale del riesame non ricorressero i profili di motivazione inesistente o apparente richiesti per rendere ammissibile il ricorso. La Corte ha altresì precisato che la distinzione tra intermediario ("caporale") e utilizzatore prevista dalla normativa è legittima e che il giudice del riesame ha effettuato una valutazione concreta e sostenuta da motivazione adeguata circa la carenza del fumus commissi delicti.

Norme richiamate

  • art. 603-bis cod. pen.

    La norma incrimina l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro (cd. caporalato) e contempla, sul piano sanzionatorio, la responsabilità sia del caporale/intermediario sia del datore di lavoro/utilizzatore; il giudice può valutare distintamente le posizioni e gli indizi nei confronti di entrambi.

  • art. 603-bis, comma 2 cod. pen.

    Prevede il sequestro preventivo a fini di confisca connesso alle fattispecie di cui all'art. 603-bis; la sua applicazione richiede l'accertamento del fumus commissi delicti sulla base di elementi concreti.

  • art. 603-bis, comma 3 cod. pen.

    Richiama elementi quali la contrattazione collettiva territoriale (retribuzioni di riferimento) tra i criteri utili a valutare l'eventuale sfruttamento e l'approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente con riguardo all'obbligo di motivazione; nella decisione la Corte ha valutato i profili di adeguatezza della motivazione del Tribunale del riesame.

  • artt. 321 e 322 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate nella doglianza in tema di limiti del sindacato di merito e di riesame, qui considerate nel contesto della valutazione dei presupposti per l'adozione della misura reale.

  • art. 325, comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento alla possibilità di censurare in Cassazione l'omesso esame di punti decisivi per l'accertamento del fatto; la Corte ha però ritenuto che nel caso fosse presente motivazione non apparente.

Massime di principio

  • Avverso i provvedimenti di sequestro preventivo/probatorio il ricorso per Cassazione è ammesso principalmente per violazione di legge; sono ammissibili i ricorsi che denunciano motivazione assente o meramente apparente, non la semplice diversa valutazione degli indizi.
  • Il giudice del riesame deve compiere una valutazione concreta e motivata del fumus commissi delicti, esaminando sia gli elementi offerti dall'accusa sia le confutazioni della difesa; tale valutazione è sindacabile in Cassazione solo se sorge un vizio di legge o una motivazione inesistente/apparente.
  • La normativa sul "caporalato" (art. 603-bis) contempla sia la figura dell'intermediario sia quella dell'utilizzatore: la distinzione tra le due posizioni è prevista dalla legge e può portare a valutazioni autonome su ciascun soggetto.
  • In sede di Cassazione non è consentita la rinnovazione del giudizio di merito né la rivalutazione degli elementi probatori se il motivo si limita a contrastare la valutazione del giudice di merito, salvo che emerga un vizio di diritto o una motivazione palesemente mancante o illogica.
  • Per ottenere il sequestro preventivo finalizzato alla confisca è richiesta la presenza di indizi concreti e seri, valutati puntualmente; la mera raccolta di singoli elementi (intercettazioni, fogli manoscritti, riscontri) non impone automaticamente la misura se il complesso probatorio non convince il giudice.
  • L'omesso esame di punti decisivi o una motivazione che dissimuli l'assenza di un esame critico degli elementi costituirà motivo valido per cassazione; è quindi essenziale che i provvedimenti di riesame esplicitino le ragioni del diverso convincimento rispetto al giudice della cautela.
  • Elementi quali tariffe di pagamento inferiori alla contrattazione territoriale, annotazioni su giornate lavorative e trattenute operate da 'caporali' possono costituire indizi di sfruttamento, ma la loro rilevanza dipende dalla prova della consapevolezza e dall'integrazione con altri elementi nel quadro probatorio complessivo.

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