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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39389/2023 del 27/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 04/01/2022 con cui la Corte d'appello di Catania, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva respinto la sua istanza volta a ottenere il riconoscimento della fungibilità di una pena di un anno, sette mesi e venti giorni di reclusione che, a suo dire, era stata illegittimamente reinserita nel provvedimento di esecuzione di pene concorrenti del 23 novembre 2016 nonostante fosse già stata espiata (in relazione a un precedente indulto poi revocato). Scuderi sosteneva quindi che quella specifica pena fosse stata già scomputata/espiata e non avrebbe dovuto figurare nella esecuzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente esaminato la cronologia dei provvedimenti (concessione dell'indulto, successiva imputazione a titolo di fungibilità, revoca dell'indulto e inserimento nel cumulo definitivo) e che, pur essendo la pena stata reinserita nel cumulo successivo alla revoca, essa era comunque stata poi considerata come periodo presofferto e quindi detratta dalla pena complessiva. Le censure del ricorrente sono state valutate come generiche e non idonee a scalfire la motivazione dell'ordinanza impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • Corte costituzionale, pronuncia n. 186 del 2000

    Richiamata quale principio giurisprudenziale che legittima l'irrogazione di una sanzione (versamento alla Cassa delle ammende) per questioni collegate all'irritualità o infondatezza dell'impugnazione; utilizzata dal giudice per giustificare la condanna pecuniaria accessoria.

Massime di principio

  • Quando è in questione una pena soggetta a indulto poi revocato, è essenziale esaminare con attenzione la sequenza cronologica dei provvedimenti (concessione dell'indulto, eventuale imputazione a titolo di fungibilità, revoca e cumulo definitivo) per verificare se il periodo sia stato effettivamente scomputato o considerato come presofferto.
  • Se il periodo di pena è stato registrato come 'presofferto' o detratto nel cumulo definitivo, la richiesta di riconoscimento di fungibilità risulterà infondata: la tutela va esercitata attraverso atti che dimostrino concretamente l'erroneo calcolo e non con censure generiche.
  • In sede di cassazione non sono ammesse rimostranze meramente rivalutative dei fatti o della valutazione logica del giudice dell'esecuzione: occorre censurare specificamente errori di diritto o rilevanti omissioni probatorie.
  • Prima di proporre impugnazioni, il difensore dovrebbe aver già esaurito gli strumenti tipici dell'incidente di esecuzione e documentare chiaramente che il periodo indicato non è stato in realtà detratto; altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • Il rischio di sanzioni (spese processuali e somme alla Cassa delle ammende) è concreto quando l'impugnazione è ritenuta irrituale o manifestamente infondata: occorre valutare proporzionalmente la fondatezza delle questioni poste prima di agire.
  • In caso di dubbi contabili o di trascrizione nel casellario, è preferibile richiedere una rettifica documentale o un incidente esecutivo con allegazione della prova del periodo effettivamente espicato, piuttosto che un ricorso generico per cassazione.

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