Cassazione Penale, Sentenza n. 6295/2025 del 17/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro per equivalente disposto sui beni del ricorrente, poiché DE CESARE sosteneva la riduzione del debito tributario, l'esistenza di somme liquide nella SIDIGAS e il miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria dell'ente, nonché l'illegittimità dell'estensione del sequestro a voci patrimoniali diverse dalle liquidità costituenti il profitto del reato
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame, a seguito dell'annullamento da parte della Cassazione e del rinvio, ha correttamente rivalutato la questione: ha valutato l'impossibilità di eseguire la confisca diretta sul profitto nel patrimonio dell'ente (liquidità esigue rispetto all'importo del profitto), l'esistenza di una procedura concordataria/fallimentare e la natura non ricollegabile direttamente al reato di alcune voci (crediti commerciali, rete gas). Ha inoltre richiamato il principio che la confisca diretta di somme richiede la prova del nesso causale con il reato; in assenza di tale prova le somme possono essere soggette a confisca per equivalente solo se sussiste l'incapienza dell'ente. Conseguentemente il mantenimento del sequestro per equivalente sul patrimonio del ricorrente è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende
Norme richiamate
d.lgs. n. 74/2000, art. 10-ter
Norma che punisce l'omesso versamento dell'IVA; nel caso è la fattispecie principale contestata e rileva ai fini dell'individuazione del "profitto" costituito dal risparmio di spesa corrispondente all'imposta non versata
d.lgs. n. 74/2000, art. 11
Prevede il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; il profitto può consistere in vantaggio patrimoniale direttamente conseguito (anche come risparmio di spesa) o nel valore di beni sottratti alla garanzia del credito tributario
d.lgs. n. 74/2000, art. 12-bis
Disciplina la confisca obbligatoria del profitto o del prezzo del reato e la confisca per equivalente qualora la confisca diretta non sia possibile; la Corte ha ribadito il criterio di sussidiarietà e la necessità di provare, per la confisca diretta, il nesso causale fra somma e reato
cod. proc. pen., art. 325
Limita il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia cautelare reale ai soli vizi di legge indicati dalla norma; la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile aderendo a tale limite
cod. proc. pen., artt. 322-bis e 324
Richiamati come norme che disciplinano le misure cautelari cui si riferisce l'art. 325 c.p.p.; servono a delimitare il campo di impugnazione in Cassazione
art. 2621 cod. civ.
Richiamato tra le fattispecie penali a carico dell'imputato (false comunicazioni sociali/condotte societarie contestate); non ha inciso direttamente sul tema del profitto ma contestualizza le accuse mosse
art. 648 ter.1 cod. pen.
Citato tra i reati ascritti al ricorrente; nel testo svolge funzione fattuale e non normativa ai fini della decisione sul sequestro/ confisca
art. 1, comma 143
Citato nel ricorso (riferimento legislativo non ulteriormente sviluppato nella motivazione); non risulta assunto decisivo nella pronuncia
d.lgs. n. 164/2000, art. 14, commi 4 e 8
Riferimento normativo collegato alle questioni sollevate sulla titolarità dei gasdotti e sugli indennizzi spettanti al gestore alla cessazione della concessione; la Corte ha ritenuto che eventuali indennizzi non costituiscono liquidità direttamente ricollegabile al profitto del reato
Corte EDU / Carta di Nizza (art. 49) - richiamo costituzionale
Richiamate le garanzie costituzionali e sovranazionali (artt. 3, 42, 117 Cost., art. 1 prot. CEDU e art. 49 Carta di Nizza) per ribadire la legittimità della confisca per equivalente nei limiti e con le tutele previste dall'ordinamento
Massime di principio
- La confisca diretta di somme richiede la prova di un nesso causale diretto tra la somma e il reato; la mera fungibilità del denaro non è sufficiente per qualificare come "profitto" somme accreditate successivamente alla consumazione del reato
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti della persona fisica (amministratore) è sussidiario rispetto alla confisca diretta sul profitto dell'ente: può essere disposto solo se, al momento della richiesta/adozione, risulta impossibile eseguire la confisca diretta sull'ente
- In presenza di procedure concorsuali o di ridotte disponibilità liquide dell'ente, il giudice deve valutare l'incapienza dell'ente al momento dell'adozione della misura; l'avvio di procedure concorsuali non impedisce automaticamete il sequestro ma influenza la valutazione della capienza
- Le voci patrimoniali non immediatamente riconducibili al profitto (es. reti infrastrutturali, crediti commerciali, indennizzi prospettati) richiedono istruttoria e prova del nesso con il reato per essere sottoposte a confisca diretta; altrimenti possono rilevare solo in un accertamento per equivalente se l'ente è incapiente
- Il giudice del riesame deve esaminare anche d'ufficio ragioni diverse da quelle prospettate dal ricorrente in ordine all'insussistenza dei presupposti della misura; la preclusione processuale riguarda il "dedotto" non il "deducibile"
- In Cassazione il ricorso contro ordinanze che dispongono misure reali è ammesso solo per vizi di diritto nella cornice dell'art. 325 c.p.p.; censure di valutazione fattuale o divergenze di apprezzamento probatorio sono inammissibili se non rientrano nei limiti stretti dell'impugnazione
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