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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47511/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per tentata estorsione (per aver minacciato i proprietari al fine di mantenere la detenzione dell'immobile), per furto semplice (per il trafugamento di un quadro ad olio e di una scrivania) e per truffa semplice (per aver posto in vendita il dipinto asserendo falsamente di esserne proprietario). In cassazione il ricorso censurava: 1) violazione di legge e vizio di motivazione rispetto al reato di tentata estorsione (art. 629 c.p.), sostenendo carenza di prova sia della attività minatoria sia dell'ingiusto profitto; 2) violazione di legge (art. 120 c.p.) per la riqualificazione della condotta da 624-bis a 624 c.p., con la conseguente lamentata assenza della querela necessaria per la procedibilità del furto e, analogamente, l'assenza di querela per la truffa semplice.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile perché si risolveva in una richiesta di nuovo apprezzamento del materiale probatorio: la Corte non può rivalutare il merito delle prove ma solo verificare la coerenza logica e l'aderenza della motivazione alle fonti di prova. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: la querela per truffa risultava in atti e la querela per furto era comprovata dalla sentenza di primo grado anche se non inserita nel fascicolo del dibattimento. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.l. n. 137/2020, art. 23, comma 8

    Norma richiamata per giustificare lo svolgimento del procedimento con contraddittorio scritto; rilevata la legittimità del procedimento secondo tale disciplina.

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La Corte ha valutato che i fatti contestati rientrano nella fattispecie estorsiva in quanto vi erano espressioni minatorie con prospettazione anche di danni materiali e la finalità di conseguire un profitto ingiusto (detenzione continuata dell'immobile). Il ricorso che chiedeva una nuova valutazione della prova è stato però dichiarato inammissibile.

  • art. 624 c.p. (furto)

    La Corte d'appello ha riqualificato la condotta come furto semplice; la Corte di Cassazione ha ritenuto che la condizione di procedibilità (querela) per il furto risultasse comunque presente agli atti, anche se non inserita nel fascicolo di dibattimento.

  • art. 624-bis c.p. (furto aggravato)

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla originaria qualificazione della condotta; la Corte ha confermato la correttezza della riqualificazione operata in appello e l'assenza di rilievi procedurali rilevanti.

  • art. 120 c.p. (violazione di legge denunciata dal ricorrente)

    Usato dal ricorrente per censurare la riqualificazione; la Corte ha ritenuto tale doglianza manifestamente infondata e priva di rilievo.

  • art. 616 c.p.p. (condanna per inammissibilità di cui alla sentenza)

    Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma equitativamente determinata in favore della Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015, Rv. 262965)

    Richiamata per il principio secondo cui la Corte di Cassazione non può rivalutare il materiale probatorio nel merito ma solo verificare la tenuta logica e la coerenza della motivazione rispetto alle fonti di prova.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede di nuovo esame del merito: le censure che chiedono una diversa valutazione della prova sono inammissibili se si limitano a rimettere in discussione l'apprezzamento dei fatti senza individuare vizi logici nella motivazione.
  • Per i reati procedibili a querela di parte è essenziale che la querela esista e sia dimostrabile; tuttavia la sua effettiva presenza può risultare da atti connessi (es. sentenza di primo grado) anche se non materialmente inserita in un fascicolo di dibattimento.
  • La riqualificazione del reato operata in appello è sindacabile in cassazione solo se ne deriva un evidente travisamento della fattispecie o una specifica violazione di legge; l'asserita illegittimità della riqualificazione deve essere adeguatamente motivata e non limitarsi ad affermazioni generiche.
  • La prova della minaccia e dell'ingiusto profitto va valutata in concreto: minacce anche indirette o la prospettazione di danni materiali possono integrare il requisito soggettivo dell'estorsione quando siano idonee a costringere la vittima a mantenere lo stato di fatto favorevole all'agente.
  • Nelle impugnazioni, le doglianze devono rispettare il principio di autosufficienza: se si denuncia un travisamento delle prove occorre indicare specificamente quali elementi sarebbero stati travisati e perché la motivazione sarebbe illogica o contraddittoria.

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