Sentenza n. 7773/2026 - Roma, Sezione 2T
per l'annullamento - del provvedimento di improcedibilità della concessione di occupazione suolo pubblico in Roma, Piazza Barberini n. 46, prot. 12699 del 19 gennaio 2023: - di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto e/o conseguente
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di improcedibilità della domanda di concessione permanente di occupazione di suolo pubblico in Piazza Barberini n. 46
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente aveva presentato, dapprima, una domanda di occupazione emergenziale di suolo pubblico ai sensi della DAC n. 81/2020, per complessivi 14,60 metri, successivamente comunicando il mantenimento dell’occupazione; aveva poi chiesto una concessione permanente relativa a una superficie di 11,73 metri quadrati ai sensi della DAC n. 21/2021. Roma Capitale aveva dichiarato improcedibile la richiesta poiché il Piano di Massima Occupabilità relativo a Piazza Barberini, approvato e successivamente revisionato con deliberazioni della Giunta comunale, non prevedeva la possibilità di occupare il suolo antistante il civico interessato. La ricorrente ha dedotto: 1) violazione dell’art. 3 l. 241/1990, travisamento ed erronea valutazione dei fatti e illogicità manifesta, sostenendo che l’Amministrazione avrebbe irragionevolmente negato la concessione permanente nonostante la precedente occupazione emergenziale e atti amministrativi anteriori; 2) violazione dell’art. 10 della DAC n. 21/2021 e difetto di istruttoria, per non avere verificato la rispondenza dell’istanza ai requisiti di concedibilità dell’area; 3) violazione degli artt. 7 e 8 l. 241/1990, per omessa partecipazione procedimentale.
La decisione
Il TAR ha ritenuto il ricorso procedibile, nonostante la sopravvenuta DAC n. 318/2025 avesse previsto la disapplicazione di tutti i Piani di Massima Occupabilità dal 1° gennaio 2026. La procedibilità è stata affermata perché il provvedimento impugnato era stato adottato quando il PMO relativo a Piazza Barberini era ancora efficace. Nel merito, il ricorso è stato respinto. Il giudice ha qualificato il provvedimento come vincolato: al momento dell’adozione, il PMO era valido, produttivo di effetti, opponibile e cogente per la richiedente. L’Amministrazione aveva quindi correttamente negato la concessione conformandosi alla scheda di dettaglio del piano e richiamandola nella motivazione; non era tenuta a compiere ulteriori valutazioni sulla concedibilità dell’area. È stato respinto anche il motivo procedimentale relativo alla violazione degli artt. 7 e 8 l. 241/1990, poiché, ai sensi dell’art. 21-octies l. 241/1990, l’atto vincolato non è annullabile quando è palese che la partecipazione del privato non avrebbe potuto incidere sul contenuto finale. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 2.000,00 oltre oneri riflessi.
Norme richiamate
art. 3 l. 241/1990
Il motivo relativo alla motivazione, al travisamento e all’erronea valutazione dei fatti è stato respinto perché il provvedimento si fondava sul contenuto vincolante del Piano di Massima Occupabilità vigente.
artt. 7 e 8 l. 241/1990
La censura relativa alla mancata partecipazione procedimentale è stata respinta in quanto l’apporto partecipativo non avrebbe potuto incidere sul contenuto vincolato del provvedimento.
art. 10 DAC n. 21/2021
La mancata ulteriore verifica dei requisiti di concedibilità non determina l’illegittimità del diniego quando l’area non è prevista dal Piano di Massima Occupabilità vigente.
art. 21-octies l. 241/1990
il provvedimento non è annullabile quando, come nel caso in esame, per la natura vincolata dello stesso sia palese che l’apporto partecipativo del privato non avrebbe potuto in ogni caso incidere sul suo contenuto
Il vizio partecipativo non comporta l’annullamento di un provvedimento vincolato quando sia evidente che la partecipazione del privato non avrebbe potuto modificarne l’esito.
art. 70, comma 5, DAC n. 318/2025
I Piani di Massima Occupabilità (PP.M.O.) vigenti alla data di entrata in vigore del presente Regolamento saranno disapplicati a partire dall’1/01/2026
La sopravvenuta disapplicazione generale dei PMO non incide sulla legittimità del provvedimento adottato anteriormente, che deve essere valutato in base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione.
art. 74 c.p.a.
Il TAR ha richiamato, ai fini della motivazione della sentenza, una precedente pronuncia della stessa Sezione relativa a una fattispecie analoga.
Massime di principio
- La legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata in base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione; la successiva cessazione o disapplicazione dello strumento pianificatorio applicato non travolge il provvedimento anteriormente adottato.
- Quando un Piano di Massima Occupabilità vigente non prevede la possibilità di occupare l’area interessata, l’Amministrazione può negare la concessione di suolo pubblico conformandosi al contenuto cogente del piano e richiamandone la relativa scheda di dettaglio nella motivazione.
- Il diniego di una concessione di suolo pubblico fondato sulla mancata previsione dell’area nel Piano di Massima Occupabilità vigente ha natura vincolata, sicché non sussiste un obbligo di svolgere ulteriori valutazioni discrezionali sulla concedibilità dell’area incompatibile con il piano.
- Ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990, la violazione delle garanzie partecipative non comporta l’annullamento di un provvedimento vincolato quando sia palese che l’apporto del privato non avrebbe potuto incidere sul contenuto dell’atto.
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