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Sentenza

Sentenza n. 434/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda) n. 665/2023, resa tra le parti, pubblicata il 2 marzo 2023, non notificata, pronunciata nel giudizio di primo grado n.r.g. 1534/2020;

Giustizia amministrativa202300841

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia, Sezione II, n. 665/2023, che aveva respinto il ricorso contro un'ordinanza di demolizione di un immobile abusivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti contestavano la sentenza del TAR che aveva respinto l'impugnazione dell'ordinanza di demolizione n. 13 del 25 giugno 2020, relativa a un immobile realizzato senza titolo edilizio e già oggetto di diniego di condono del 25 gennaio 2013. Con il primo motivo deducevano violazione di legge ed eccesso di potere, sostenendo che l'ordinanza avrebbe dovuto indicare uno specifico interesse pubblico prevalente sull'interesse privato al mantenimento dell'immobile e che sarebbero state applicate retroattivamente sanzioni edilizie successive alla realizzazione dell'abuso, in violazione del principio tempus regit actum e dell'art. 17 della legge regionale n. 26/1986. Con il secondo motivo deducevano violazione degli artt. 1, 6 e 8 del Protocollo n. 1 della CEDU, lamentando il difetto di legalità, precisione e prevedibilità della disciplina applicata, l'incertezza protrattasi per anni sul regime dell'immobile, l'inerzia delle amministrazioni e la retroattività delle norme regionali interpretative relative al vincolo di inedificabilità nella fascia costiera dei 150 metri dalla battigia. Il Comune di Trapani eccepiva inoltre il difetto di legittimazione passiva, per il successivo subentro del Comune di -OMISSIS-, e la carenza di interesse all'appello, poiché il precedente giudizio contro il diniego di condono era stato dichiarato perento.

La decisione

Il CGARS ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Il primo motivo è stato ritenuto infondato: l'ordinanza di demolizione di un immobile abusivo ab origine ha natura rigidamente vincolata e non necessita di una motivazione specifica sull'interesse pubblico concreto e attuale, né della comparazione tra interesse pubblico alla demolizione e interesse privato alla conservazione dell'opera, poiché non è tutelabile l'affidamento nella permanenza di una situazione abusiva e il decorso del tempo non la legittima. È stata inoltre esclusa la violazione del principio tempus regit actum, poiché l'acquisizione gratuita al patrimonio indisponibile comunale in caso di inottemperanza era già prevista dall'art. 49, comma 2, della legge regionale n. 71/1978. Il Collegio ha escluso anche la necessità della previa diffida prevista dall'art. 32, comma 3, della legge n. 1150/1942, non applicabile alla fattispecie in cui i proprietari avevano presentato domanda di condono. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile e comunque infondato: le questioni relative alla condonabilità dell'immobile riguardavano il precedente diniego di condono, non l'ordinanza di demolizione, e il relativo giudizio era stato dichiarato perento. Le censure sulla norma regionale di interpretazione autentica erano comunque infondate alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 72/2025, che aveva dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 3, della legge regionale siciliana n. 15/1991. Gli appellanti sono stati condannati in solido alle spese del giudizio, liquidate in euro 3.000 oltre spese generali e accessori.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La disciplina dell'ordine di demolizione e delle conseguenze dell'inottemperanza è richiamata nel contesto dell'esecuzione della sentenza e dell'attività repressiva dell'abuso edilizio.

  • art. 49, comma 2, l.r. Sicilia n. 71/1978

    La previsione dell'acquisizione gratuita al patrimonio indisponibile comunale in caso di mancata ottemperanza all'ordine di demolizione era già vigente, sicché non è configurabile una violazione del principio tempus regit actum.

  • art. 32, comma 3, l. n. 1150/1942

    La previa diffida prevista dalla disposizione non è stata ritenuta applicabile alla fattispecie, caratterizzata dalla presentazione di una domanda di condono edilizio per l'immobile abusivo.

  • art. 2, comma 3, l.r. Sicilia n. 15/1991

    La disciplina regionale di interpretazione autentica relativa al vincolo di inedificabilità costiera è stata ritenuta non lesiva della Costituzione, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 72/2025.

  • art. 15, comma 1, lett. a), l. Regione Siciliana n. 78/1976

    La disposizione è richiamata in relazione al vincolo di inedificabilità nella fascia costiera entro 150 metri dalla battigia e alla sua operatività nei confronti dei privati secondo la disciplina interpretativa regionale.

  • art. 41 d.P.R. 380/2001

    Ha costituito la base per la trasmissione della sentenza al Sindaco del Comune di -OMISSIS- e al Prefetto di Trapani.

  • artt. 1, 6 e 8 Protocollo n. 1 CEDU

    Le censure convenzionali sono state respinte, anche perché le questioni relative alla condonabilità appartenevano al giudizio sul diniego di condono, ormai definito per perenzione, e le questioni costituzionali sulla disciplina interpretativa erano state dichiarate non fondate.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. n. 196/2003

    Richiamato per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi degli appellanti.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione di un immobile abusivo ab origine è un provvedimento rigidamente vincolato: non richiede una specifica motivazione sull'interesse pubblico concreto e attuale alla demolizione né la comparazione tra l'interesse pubblico e l'interesse privato alla conservazione dell'opera.
  • Il mero decorso del tempo non legittima un manufatto abusivo e non determina, di per sé, la formazione di un affidamento tutelabile del proprietario nella sua conservazione.
  • Non viola il principio tempus regit actum l'applicazione dell'acquisizione gratuita al patrimonio indisponibile comunale in caso di inottemperanza all'ordine di demolizione quando tale conseguenza sanzionatoria era già prevista dalla normativa vigente al momento rilevante.
  • Nel giudizio contro l'ordinanza di demolizione non possono essere dedotte, per la prima volta o in via autonoma, questioni concernenti la condonabilità dell'immobile che riguardano il precedente diniego di condono, soprattutto quando il giudizio promosso contro tale diniego sia stato dichiarato perento.
  • La previa diffida prevista dall'art. 32, comma 3, della legge n. 1150/1942 non trova applicazione alla fattispecie in cui il proprietario dell'immobile abusivo abbia presentato domanda di condono edilizio, secondo la ricostruzione accolta dal giudice.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioInvalidità del provvedimentoAppello
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiLegittimo affidamentoPrincipio di legalità e tipicitàDecadenza e tardivitàEfficacia ed esecutorietà

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