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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28264/2023 del 30/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza per: 1) violazione di legge e vizio di motivazione nella individuazione del reato presupposto (la Corte avrebbe assunto, senza prove, che il danaro fosse provento di reati fiscali); 2) vizio della motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo (consapevolezza del trasporto del denaro); 3) errata qualificazione giuridica della condotta come riciclaggio anziché come ricettazione o tentativo di riciclaggio, poiché il denaro non sarebbe stato definitivamente trasferito all'estero.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi, confermando che il reato presupposto può essere individuato per tipologia anche senza ricostruzione integrale dei fatti e che, nel caso, sussistevano molteplici indici logici convergenti (ingente somma in contanti superiore ai limiti legali, occultamento nella valigia, mancata dichiarazione alla dogana, profilo reddituale incompatibile con la somma, assenza di giustificazioni coerenti, messaggi chat con complici, frequenti viaggi verso la Cina e rapporto abituale con terzi) che giustificavano l'attribuzione della provenienza illecita e la consapevolezza del ricorrente. Quanto alla qualificazione, la Corte ha confermato che operazioni idonee a rendere più difficoltosa l'identificazione della provenienza del denaro (compreso il trasferimento materiale da un luogo a un altro) integrano il reato di riciclaggio; non era necessario che il denaro fosse già definitivamente portato in Cina. La condanna è stata quindi confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 648-bis c.p. (riciclaggio)

    La norma incrimina le condotte idonee ad ostacolare l'identificazione della provenienza illecita di denaro o beni; la Corte ha interpretato che il trasferimento materiale da un luogo ad un altro può integrare la fattispecie anche senza il perfezionamento del trasferimento all'estero

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (precedenti citati nella sentenza)

    richiami a Sez. 2, n. 46773/2021; Sez. 2, n. 29689/2019; Sez. 6, n. 28715/2013; altre pronunce indicate in motivazione

    Principio consolidato secondo cui il reato presupposto può essere individuato per tipologia anche attraverso elementi logici convergenti; inoltre, la giurisprudenza afferma che il riciclaggio è a forma libera e può essere integrato da qualsiasi condotta idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita, ivi compreso il semplice trasferimento materiale

Massime di principio

  • La sussistenza del reato presupposto non richiede la ricostruzione dettagliata di ogni elemento storico: è sufficiente individuare la tipologia del reato sulla base di elementi logici e convergenti
  • L'ingente somma in contanti, il suo occultamento, la mancata dichiarazione alla dogana, l'assenza di giustificazioni plausibili e indizi di rapporti abituali con terzi possono giustificare la conclusione sulla provenienza illecita e sulla consapevolezza del detentore
  • Per il riciclaggio non è necessario che il bene sia definitivamente trasferito all'estero: anche il trasferimento materiale da un luogo a un altro, se idoneo a rendere più difficoltosa l'identificazione della provenienza, integra la fattispecie
  • La qualificazione come riciclaggio piuttosto che come ricettazione dipende dall'idoneità della condotta ad ostacolare l'accertamento dell'origine illecita; se la condotta ha tale effetto in concreto, la consumazione del reato è configurabile
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe concentrarsi su prove contrarie: documentare l'origine lecita del denaro, dimostrare l'assenza di consapevolezza o di rapporti abituali con terzi coinvolti, o fornire spiegazioni verosimili e verificabili al momento del sequestro

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