Cassazione Civile, Sentenza n. 36897/2021 del 26/11/2021
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello n. 1086/2019 del Tribunale di Viterbo: Talete contestava (i) la declaratoria di difetto di giurisdizione del giudice ordinario (G.O.) sulla domanda di manleva proposta da Talete verso la Regione Lazio; (ii) la valutazione e l'applicazione delle norme ambientali e civilistiche in tema di responsabilità per acqua non potabile; (iii) l'estensione della condanna (riduzione del 50% dei costi di depurazione fino al ripristino dell'acqua potabile) oltre i limiti di valore per la competenza del Giudice di pace (ultrapetizione/clausola di contenimento); (iv) la condanna alle spese in favore dell'ATO Lazio Nord 1 nonostante la contumacia di quest'ultima; in sostanza Talete deduceva errori di diritto sulla giurisdizione, sulla determinazione del valore/limiti di competenza e sul regolamento delle spese.
La decisione
La Corte ha accolto in parte il ricorso di Talete: ha dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario (G.O.) in relazione alla domanda di manleva proposto da Talete nei confronti della Regione Lazio (motivo terzo accolto); ha altresì accolto i motivi relativi alla violazione della clausola di contenimento/ultrapetizione (primo motivo) e alla impropria condanna alle spese in favore della parte contumace (quinto motivo). Ha rigettato il motivo relativo alla giurisdizione del G.O. sulla domanda risarcitoria principale proposta dagli utenti (secondo motivo) e ha dichiarato assorbito l'esame del quarto motivo (merito della manleva). La sentenza d'appello è cassata nei punti accolti e la causa rinviata al Tribunale di Viterbo ad altra composizione per nuovo esame; inoltre la Corte ha escluso l'obbligo per la ricorrente del versamento di un contributo unificato aggiuntivo previsto dall'art.13 d.P.R. n.115/2002 nella misura contestata.
Norme richiamate
Direttiva 98/83/CE
La direttiva fissa i parametri di qualità delle acque destinate al consumo umano; nella sentenza è richiamata come fonte primaria che impone standard la cui violazione integra inadempimento del gestore del servizio idrico.
D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 31 (attuazione Direttiva 98/83/CE), art.13
La norma nazionale attua la direttiva europea e individua obblighi di qualità dell'acqua; la Corte ritiene che la violazione di tali obblighi rilevi come inadempimento contrattuale del gestore verso gli utenti.
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo Unico Ambientale), art.141 e ss.
Richiamato dalla ricorrente e dal giudice d'appello; la Corte precisa che l'eventuale esercizio di poteri pubblici nel settore ambientale non esclude che la domanda di risarcimento degli utenti e la manleva del gestore si risolvano in questioni di diritto civile di competenza del giudice ordinario.
O.P.C.M. 3921/2011
Normativa organizzativa citata nel motivo dedicato alle norme tecniche/organizzative sul servizio idrico; la Corte non ritiene che il richiamo alle misure amministrative sposti automaticamente la giurisdizione in favore del giudice amministrativo quando la domanda è di natura risarcitoria/accessoria civile.
Codice Civile, art. 1218
Richiamato in relazione alla responsabilità contrattuale per inadempimento: l'erogazione di acqua non potabile è qualificata come inadempimento dell'obbligazione del gestore nei rapporti di utenza.
Codice di Procedura Civile, art. 360, n. 3
Norma invocata come base per ricorso per cassazione per violazione di legge; la Corte ha esaminato e accolto alcuni motivi fondati su violazioni di norme processuali e di merito con riferimento a competenza e spese.
Codice di Procedura Civile, artt. 91 e 92
Richiamati in tema di regolamento delle spese di giudizio: la Corte conferma il principio che la condanna alle spese non può essere pronunciata in favore del contumace, che non ha sostenuto spese processuali.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art.13 (commi 1-quater e 1-bis)
Norme relative al contributo unificato: la Corte ha rilevato l'insussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento da parte della ricorrente nelle modalità contestate, in ragione dell'accoglimento del ricorso.
Massime di principio
- Le domande risarcitorie degli utenti per erogazione di acqua non conforme ai parametri di potabilità costituiscono, di regola, rapporti di diritto privato/utenza e rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario.
- La domanda di manleva proposta dal gestore nei confronti dell'ente pubblico, se – come spesso accade – è accessoria rispetto alla domanda risarcitoria principale e mira a trasferire l'onere del risarcimento, segue la stessa giurisdizione della domanda principale (quindi ordinaria quando la pretesa principale è civile).
- Nei giudizi davanti al Giudice di pace la clausola di contenimento del valore ha effetto anche sul merito: il giudice non può pronunciare statuizioni che eccedono la limitazione indicata (divieto di ultrapetizione).
- Non è possibile condannare una parte contumace al rimborso delle spese processuali: il diritto al rimborso sorge dall'attività processuale effettivamente svolta e dalle spese sostenute.
- In caso di conflitto di attribuzioni tra giurisdizioni amministrativa e ordinaria occorre distinguere la tutela della legittimità dell'esercizio del potere pubblico (area amministrativa) dalla responsabilità contrattuale o extracontrattuale derivante dall'erogazione del servizio agli utenti (area civile); l'adesione a questa distinzione è decisiva per l'individuazione del giudice competente.
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