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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05574/2025 del 11/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva escluso l'ipotesi dell'uso personale della sostanza stupefacente, sostenendo in sostanza che la droga detenuta fosse destinata all'uso personale ai sensi dell'art. 75 d.P.R. 309/1990. La Cassazione rileva però che i motivi di ricorso erano diretti a ottenere una rivalutazione del compendio probatorio e riproducevano censure già esaminate e disattese dal giudice di merito. La sentenza di appello aveva valorizzato plurimi indici oggettivi della destinazione allo spaccio: frazionamento della sostanza, rinvenimento di dosi già pronte alla cessione, pluralità di tipologie di stupefacente, detenzione della droga confezionata all'esterno dell'abitazione, possesso di una notevole somma di denaro in banconote di diverso taglio e presenza in casa di strumenti idonei al confezionamento delle dosi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze fossero volte a sollecitare una nuova valutazione del fatto e delle prove, attività preclusa al giudice di legittimità, e che la Corte territoriale avesse correttamente applicato i principi secondo cui la destinazione della droga allo spaccio può essere desunta da elementi oggettivi univoci e significativi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 75 d.P.R. n. 309/1990

    richiamato come disposizione che disciplina l'uso personale di sostanze stupefacenti; la Corte osserva che la tesi difensiva di uso personale era già stata correttamente esclusa dal giudice di merito sulla base di indici oggettivi di destinazione allo spaccio.

  • art. 309/90

    richiamo al d.P.R. in materia di stupefacenti, nel cui ambito si colloca la distinzione tra detenzione per uso personale e detenzione a fini di spaccio.

  • art. 616 c.p.p.

    norma implicitamente applicata per la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    richiamata per escludere che il ricorrente potesse essere esonerato dalla sanzione pecuniaria prevista per l'inammissibilità, non risultando il ricorso proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Sez. 4, n. 36755 del 4/06/2004, Vidonis, Rv. 229686 - 01

    precedente richiamato per affermare che la destinazione della droga allo spaccio può essere provata tramite elementi oggettivi univoci e significativi, come quantitativo, strumentario per il confezionamento e modalità di detenzione.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito prospettare censure che mirino solo a una rivalutazione del compendio probatorio o a una lettura alternativa dei fatti già compiuta dal giudice di merito.
  • La destinazione della sostanza stupefacente allo spaccio può essere desunta da elementi oggettivi convergenti e univoci, quali il frazionamento della droga, la presenza di dosi già confezionate, strumenti per il confezionamento, modalità di detenzione e rinvenimento di somme di denaro compatibili con l'attività di cessione.
  • La mera deduzione dell'uso personale non è sufficiente quando il giudice di merito abbia motivatamente valorizzato più indici sintomatici della destinazione allo spaccio.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità, anche al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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