Sentenza del 04/11/2016 n. 771 - Comm. Trib. Prov. Brescia
Poteri delle Commissioni Tributarie - Disapplicazione regolamenti e altri atti ritenuti illegittimi - Tassa annuale collegiale notarile - Modalità di determinazione - Criterio progressivo - Esclusione - Criterio proporzionale - Conseguenza.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Commissione tributaria ha ritenuto illegittima la delibera del Collegio notarile e l'ha disapplicata ai sensi dell'art. 7, comma 5, del d.lgs. 546/1992, limitatamente al criterio progressivo adottato. È stato quindi affermato che la tassa annuale collegiale deve essere determinata mediante un criterio proporzionale ai proventi o agli onorari spettanti ai singoli notai, non mediante scaglioni o progressività non previsti dalla legge.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha contestato la legittimità del criterio progressivo utilizzato dal Collegio notarile per determinare la tassa annuale destinata a finanziare le spese consiliari. Secondo la normativa applicabile, la tassa doveva essere ripartita tra i notai in proporzione ai proventi o all'ammontare complessivo degli onorari dell'anno precedente, mentre il criterio progressivo introduceva una modalità di calcolo diversa da quella espressamente prevista dalla legge.
Norme richiamate
Art. 93, ultimo comma, legge notarile n. 89/1913
Per supplire alle spese del Consiglio notarile è imposta ai notai una tassa annuale in proporzione dei proventi riscossi da ciascuno di essi per l'anno precedente.
La norma impone che la tassa annuale sia determinata in proporzione ai proventi riscossi dal singolo notaio nell'anno precedente.
Art. 14 del regio decreto-legge n. 1324/1923
I Collegi Notarili possono aumentare il limite stabilito dall'art. 93 con tassa annua ripartita tra tutti i notai del Distretto in proporzione all'ammontare complessivo degli onorari loro spettanti.
Anche in caso di aumento della tassa, il criterio di ripartizione deve rimanere proporzionale all'ammontare complessivo degli onorari, senza possibilità di introdurre autonomamente un criterio progressivo.
Art. 7, comma 5, decreto legislativo n. 546/1992
Le commissioni tributarie possono disapplicare i regolamenti e gli atti generali rilevanti ai fini della decisione, se ritenuti illegittimi.
Il giudice tributario può non applicare, nel caso concreto, una delibera o un atto generale illegittimo, anche senza annullarlo con efficacia generale.
Massime di principio
- Quando una legge stabilisce espressamente un criterio proporzionale per determinare un tributo o una contribuzione, l'ente che applica la norma non può sostituirlo con un criterio progressivo o basato su scaglioni, salvo una specifica autorizzazione legislativa.
- Gli atti amministrativi o regolamentari adottati in contrasto con la legge possono essere disapplicati dal giudice tributario nel giudizio concreto, anche se non vengono formalmente annullati per tutti i destinatari.
- La potestà dell'ente di aumentare l'importo complessivo di una tassa non implica necessariamente la possibilità di modificarne il criterio legale di ripartizione.
- In casi analoghi occorre verificare separatamente l'importo della contribuzione e il metodo utilizzato per distribuirla tra i soggetti obbligati: l'aumento dell'importo può essere legittimo, mentre può risultare illegittima la modalità progressiva di riparto.
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