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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45509/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna (coltivazione illecita di 900 piante di cannabis indica, con potenziale ricavo di 72.915 dosi) sostenendo: a) violazione del diritto di difesa per mancata contestazione nell'atto di accusa della circostanza aggravante dell'"ingente quantità"; b) errata valutazione da parte della Corte di appello della sussistenza dell'aggravante ex art. 80 d.P.R. 309/1990, avendo i giudici di merito utilizzato un dato ponderale virtuale e ritenuto superata la soglia dell'"ingente quantità" nonostante il principio attivo ricavabile (1,822 kg) non raggiungesse il limite di riferimento secondo la giurisprudenza consolidata; c) (solo per Campailla) omissione di motivazione rispetto alle circostanze attenuanti generiche richieste in appello (art. 62-bis c.p.).

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto i ricorsi in parte. Ha ritenuto fondato il motivo relativo all'aggravante dell'ingente quantità e ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente a tale circostanza per entrambi gli imputati, eliminando l'aggravante ex art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309/1990 e rinviando alla Corte di appello per la rideterminazione della pena. Inoltre, in favore di Campailla ha accolto il motivo relativo alle attenuanti generiche: la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Catania per nuovo giudizio sulla rilevazione e valutazione delle attenuanti generiche e per la rideterminazione della pena.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento al concorso di persone nel reato: i due imputati sono stati giudicati congiuntamente per la coltivazione illecita.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73, commi 1 e 4

    Individua le fattispecie relative agli illeciti in materia di stupefacenti (qui, coltivazione di cannabis).

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 80, comma 2

    art. 80, comma 2 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Prevede la circostanza aggravante dell'"ingente quantità" di stupefacente; la Corte ha ritenuto che l'applicazione dell'aggravante nel caso concreto non fosse corretta secondo i criteri giurisprudenziali sulla soglia del principio attivo.

  • art. 417, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Norma processuale richiamata in relazione a vizi di impugnazione e garantismo; i ricorrenti denunciavano violazione del diritto di difesa per mancata precisione dell'imputazione relativa all'aggravante.

  • art. 24 Cost.

    Principio costituzionale del diritto di difesa invocato dai ricorrenti per la mancata specifica contestazione dell'aggravante nell'atto di imputazione.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato in tema di equo processo e diritti della difesa; usato per sostenere che la formulazione dell'imputazione deve consentire l'effettiva difesa.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche; la mancata valutazione motivata delle attenuanti in capo a Campailla ha determinato l'annullamento con rinvio per nuovo esame.

  • Sezioni Unite, Sentenza n. 36258 del 24/05/2012 (Biondi)

    Sez. U., Sent. n. 36258/2012

    Fornisce i criteri per individuare la soglia oltre la quale opera l'aggravante dell'"ingente quantità", basandosi sul rapporto tra quantità di principio attivo e valore massimo tabellarmente detenibile; criterio poi confermato e applicato dalla Corte.

  • Sezioni Unite, Sentenza n. 14722 del 30/01/2020 (Polito)

    Sez. U., Sent. n. 14722/2020

    Conferma l'applicabilità dei criteri Biondi anche dopo la riforma del 2014 e precisa l'unità di misura per le droghe leggere: in genere l'aggravante non sussiste se il principio attivo è inferiore a 2 kg (limite interpretativo ricavato dal rapporto con la soglia di 500 mg).

Massime di principio

  • L'aggravante dell'"ingente quantità" ex art. 80 d.P.R. 309/1990 va valutata con i criteri delle Sezioni Unite (Biondi e successivi), basati sulla quantità di principio attivo rispetto alla soglia massima; non è sufficiente un calcolo "virtuale" se il principio attivo non raggiunge il limite giurisprudenziale (per le droghe leggere indicativamente 2 kg di principio attivo).
  • Se la circostanza aggravante non è stata adeguatamente contestata nell'atto di imputazione ciò può integrare una violazione del diritto di difesa e fondare motivo di annullamento o revisione, soprattutto se la formulazione non consente alla difesa di conoscere e confutare la specifica aggravante.
  • La Corte d'appello deve motivare in modo specifico e individualizzato sulle circostanze attenuanti generiche quando richieste: una risposta generica riferita alla posizione di un coimputato non è sufficiente e può comportare annullamento con rinvio.
  • In caso di accoglimento parziale del ricorso (es. cancellazione di un'aggravante o nuova valutazione delle attenuanti), la Corte di cassazione può annullare senza rinvio (quando basta eliminare un'aggravante) o con rinvio (quando è necessario un nuovo giudizio sulla quantificazione della pena o su aspetti di responsabilità individuale).
  • Gli operatori della difesa dovrebbero contestare espressamente nei motivi di appello ogni elemento di fatto e di diritto sulla base del quale i giudici di merito hanno valorizzato circostanze aggravanti o attenuanti, chiedendo motivazioni puntuali in caso di decisioni omogenee tra coimputati.

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