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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 11813/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia relativa al rispetto delle distanze legali tra edifici: i resistenti (Cammaroto e Manzella) avevano convenuto in giudizio i ricorrenti per accertare l'illegittimità del fabbricato dei ricorrenti per violazione delle distanze, chiedendone la demolizione o la riduzione, l'accertamento e la rimozione di una presunta servitù di veduta obliqua e laterale e il risarcimento danni. I convenuti (poi ricorrenti in cassazione) avevano proposto riconvenzionali tra cui l'usucapione del diritto di mantenere la costruzione e, in via diretta, la condanna degli attori a demolire un fabbricato

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei ricorrenti. Ha dichiarato inammissibile il primo motivo (contestazione della valutazione testimoniale della Corte d'appello e richiesta di riapertura dell'istruttoria), infondato il secondo (la Corte d'appello ha correttamente accertato che l'intervento sui fabbricati costituiva una nuova costruzione con aumento di volumetria e non una semplice ristrutturazione, con conseguente insussistenza della servitù), e inammissibile il terzo (la Corte d'appello non ha applicato l'art. 9 co. 2 del d.m. 1444/1968 ma si è attenuta alle norme tecniche locali indicate dal consulente tecnico). Conseguentemente il ricorso è rigettato; non sono state liquidate spese processuali in favore della parte vittoriosa (rimasta intimata), ed è stata rilevata la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 13 co. 1-quater d.p.r. 115/2002 per l'ulteriore somma pari al contributo unificato, se dovuta

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111

    Invocata dai ricorrenti per lamentare la mancata riapertura dell'istruttoria; la Corte ha ritenuto inammissibile la censura perché mira a sovrapporre la valutazione di merito del giudice di appello che è insindacabile in cassazione se adeguatamente motivata

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 6

    Richiamata dai ricorrenti per l'obbligo di rinnovare l'istruzione probatoria: la Corte osserva che la giurisprudenza che impone riapertura dell'istruttoria riguarda il processo penale e non si estende automaticamente al civile

  • Codice Civile, artt. 873, 905, 1073, 1074, 1158

    Richiamati in relazione alla servitù e alle distanze: la Corte d'appello ha accertato l'insussistenza della servitù a favore del fabbricato dei ricorrenti, sulla base del convincimento che l'intervento costituisse nuova costruzione e non semplice ristrutturazione

  • Decreto Ministeriale 1444/1968, art. 9 co. 2

    La Corte di appello non ha applicato l'art. 9 co. 2 DM 1444/1968 nel caso concreto: si è attenuta alle norme tecniche locali vigenti all'epoca dell'intervento, su cui si è basato il consulente tecnico d'ufficio

  • D.P.R. 115/2002, art. 13 co. 1-quater e art. 1-bis

    La Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell'ulteriore somma pari al contributo unificato per il ricorso, se dovuta, ai sensi di questa disposizione

  • Giurisprudenza di legittimità (richiami: Cass. n. 8053/2014, 19430/2016, 15041/2018)

    Richiami giurisprudenziali usati dalla Corte per affermare che: a) la valutazione di merito sulle prove è insindacabile in cassazione se adeguatamente motivata (8053/2014); b) l'obbligo di rinnovare l'istruttoria per motivi di equità processuale è applicabile soprattutto in ambito penale (19430/2016); c) l'aumento di volumetria e la modificazione della sagoma trasformano l'opera in nuova costruzione soggetta alla disciplina delle distanze vigente al momento dell'intervento (15041/2018)

Massime di principio

  • La qualificazione dell'intervento edilizio è cruciale: demolizione e ricostruzione con aumento di volumetria configura 'nuova costruzione' e soggiace alle norme sulle distanze vigenti al momento dell'intervento, mentre la 'ristrutturazione' conserva la sagoma e la volumetria originaria
  • La valutazione dei fatti e delle prove compiuta dal giudice di merito (Tribunale o Corte d'appello) è difficilmente sindacabile in Cassazione se motivata in modo coerente e adeguato; le censure sulla credibilità delle testimonianze sono spesso inammissibili se mirano solo a rimettere in discussione l'apprezzamento del merito
  • Il principio della tutela del giusto processo (art. 6 CEDU) non comporta automaticamente il dovere di riaprire l'istruttoria civile; gli obblighi di rinnovazione probatoria indicati dalla Corte EDU si applicano più nettamente in ambito penale
  • Le norme tecniche locali e i regolamenti comunali possono essere determinanti nell'accertamento della legittimità edilizia: il consulente tecnico e la loro applicazione fattuale possono orientare la decisione sulla conformità alle distanze e alle altezze
  • In caso di costruzioni difformi, le misure correttive richieste dal giudice possono consistere in riduzioni di altezza o eliminazione di aperture (vedute), oltre alla demolizione parziale o totale a seconda della gravità della violazione
  • La possibilità di far valere usucapione a fronte di opere edilizie irregolari dipende dalla natura del possesso e dalla qualificazione dell'intervento: se l'opera è nuova e non legittimata, l'usucapione può risultare difficilmente riconoscibile
  • Le questioni procedurali o sanzionatorie connesse al ricorso in Cassazione (come contributi unificati supplementari) devono essere valutate e possono essere imposte anche se la parte vittoriosa è rimasta intimata

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