Cassazione Civile, Sentenza n. 11642/2023 del 04/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso avviso di accertamento IRES/IRPEF/IRAP/IVA anno 2005 a seguito di indagini bancarie: contestati maggiori ricavi per movimentazioni bancarie non giustificate (circa €1.154.276,06), parziale disconoscimento di interessi passivi dedotti e qualificazione come finanziamenti infruttiferi di somme bonificate alla società Usato Usato s.r.l. Il contribuente deduceva, tra l'altro, omissione di esame della documentazione giustificativa dei prelevamenti/versamenti, illegittimità delle indagini bancarie per mancanza di autorizzazione, errata valutazione di inerenza degli interessi passivi e omessa pronuncia circa interessi attivi non percepiti sul finanziamento alla Usato Usato s.r.l.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i motivi 1°, 4° e 5°, dichiarato assorbito il 2° e inammissibile il 3°. Motivazioni principali: 1) carenza di motivazione della sentenza di merito sul punto delle indagini bancarie e mancato esame della documentazione prodotta dal contribuente (vizietto che ne giustifica l'accoglimento); 4) errore nella disconoscenza degli interessi passivi: la Corte richiama la giurisprudenza secondo cui gli interessi passivi, ai sensi dell'art. 109, comma 5, TUIR, sono deducibili senza necessità di prova di inerenza (salvo i limiti dell'art. 96), per cui la valutazione di non-inerenza operata dalla C.T.R. è stata cassata; 5) omissione della C.T.R. di pronunciarsi sulla censura relativa agli interessi attivi non percepiti sul finanziamento alla Usato Usato s.r.l. Conseguenza: la sentenza impugnata è cassata limitatamente ai profili censurati e la causa è rinviata alla Commissione tributaria regionale dell'Abruzzo - sezione staccata di Pescara in diversa composizione per nuovo esame; regolamentazione delle spese di legittimità demandata alla corte di rinvio.
Norme richiamate
art. 32 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
Regola le indagini bancarie per le imposte dirette; la Corte ha confermato che l'eventuale mancata autorizzazione amministrativa non rende automaticamente inutilizzabili i dati bancari, salvo che dalla carenza derivi un concreto pregiudizio per il contribuente o siano coinvolti diritti costituzionali.
art. 51 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Analogo principio applicabile in materia di IVA: la mancanza dell'autorizzazione per acquisizione delle movimentazioni bancarie ha efficacia organizzativa tra uffici e, se non causa concreto pregiudizio, non inficia l'utilizzo delle risultanze.
art. 61 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (richiamato dal ricorrente)
Richiamato nel ricorso come norma rilevante sui criteri di determinazione del reddito; la Corte, tuttavia, nel motivare la questione degli interessi passivi ha fatto riferimento alla disciplina più specifica degli interessi (art. 109 e art. 96).
art. 109, comma 5, d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
La Corte interpreta che gli interessi passivi sono oneri connessi alla funzione finanziaria dell'impresa e, pertanto, sono deducibili senza che sia necessario un giudizio di inerenza analogo a quello richiesto per altri costi; la disconoscenza per "mancanza di inerenza" è stata ritenuta erronea.
art. 96 d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Norma che disciplina i limiti di deducibilità degli interessi passivi; la Corte richiama che la deducibilità degli interessi è soggetta alle regole quantitative di questa norma, ma non richiede un'autonoma verifica di inerenza per la loro deduzione.
art. 360, comma 1, cod. proc. civ.
Norma di cassazione che indica i motivi di impugnazione; la Corte ha riqualificato l'intitolazione dei motivi del ricorrente e valutato i vizi reali (es. carenza di motivazione) richiamando questo articolo.
art. 112 cod. proc. civ.
Richiamato in relazione all'obbligo di motivazione delle sentenze; la Corte ha accolto censure per assenza o apparente motivazione su questioni decisive del giudizio di merito.
Massime di principio
- La mancanza di esame specifico e di motivazione da parte del giudice di merito su documentazione prodotta dal contribuente (es. giustificativi delle movimentazioni bancarie) costituisce vizio che può giustificare la cassazione: il giudice deve affrontare e valutare espressamente le censure e la prova documentale.
- Le risultanze di indagini bancarie non sono automaticamente inutilizzabili se l'autorizzazione tra uffici non è stata prodotta; l'assenza di tale autorizzazione è rilevante solo se prova che ne è derivato un concreto pregiudizio al contribuente o sono coinvolti diritti costituzionali.
- In tema di interessi passivi, secondo la giurisprudenza di legittimità citata, non è necessario dimostrare l'inerenza specifica: gli interessi passivi sono correlati alla funzione finanziaria dell'impresa e sono deducibili nei limiti quantitativi previsti dalla normativa (art. 96 TUIR).
- Le presunzioni tratte dalle movimentazioni bancarie costituiscono presunzioni iuris tantum: il contribuente può superarle mediante adeguata prova documentale; il giudice deve valutare tale prova e motivare il suo apprezzamento.
- Quando si contesta l'utilizzabilità di prove acquisite dall'amministrazione per vizi procedurali, la strategia difensiva efficace è dimostrare il concreto pregiudizio subito o la violazione di diritti fondamentali, non la sola mancata allegazione dell'autorizzazione.
- Se la sentenza di appello omette di pronunciarsi su censure rilevanti e concretamente dedotte, la parte può ottenere la cassazione per vizio di motivazione e il rinvio per un nuovo esame.
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