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Sentenza

Sentenza n. 8269/2026 - Roma, Sezione 3

per l'annullamento - del provvedimento di non idoneità all’Abilitazione Scientifica Nazionale per le funzioni di professore di seconda fascia per il settore concorsuale 06/F1, assunto dalla Commissione nominata per la valutazione della ricorrente in esecuzione della sentenza di codesto Ecc.mo TAR Lazio, n. 5542/2024, pubblicato sulla piattaforma ASN (Abilitazione Scientifica Nazionale) in data 3 luglio 2024. - per quanto occorrer possa del D.M. 120/16. - per quanto occorrer possa del verbale n. 1 del 5.6.24 della Commissione nominata con decreto direttoriale n. 553 del 26.2.21 e del verbale n. 1 del 6.9.21 della Commissione nominata con decreto direttoriale n. 1642 del 8.7.21; - di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguente, anche se allo stato non conosciuto,

Giustizia amministrativa202410937

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento di non idoneità all'Abilitazione Scientifica Nazionale per le funzioni di professore di seconda fascia, adottato dalla Commissione in esecuzione di una precedente sentenza del TAR

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il provvedimento di non idoneità all'Abilitazione Scientifica Nazionale per professore di seconda fascia nel settore concorsuale 06/F1, nonché, per quanto occorresse, il D.M. 120/2016, alcuni verbali della Commissione e gli ulteriori atti connessi, presupposti e conseguenti. Prima della decisione, con atto depositato il 14 aprile 2026, ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione e ha chiesto la declaratoria di improcedibilità, con compensazione delle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a., per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione. Il giudice ha ritenuto che, in applicazione del principio dispositivo, la parte possa disporre dell'azione fino al momento in cui la causa viene trattenuta in decisione e dichiarare di non avere più interesse alla definizione del giudizio. Il giudice non può procedere d'ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire; non è configurabile una giurisdizione oggettiva finalizzata al solo accertamento dell'illegittimità degli atti. Le spese sono state compensate, considerata la natura dell'esito e la costituzione meramente formale dell'amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse

    La sopravvenuta carenza dell'interesse alla decisione dichiarata dalla parte ricorrente impone la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, fino al momento in cui la causa viene trattenuta in decisione, il ricorrente dispone dell'azione e può dichiarare di non avere più interesse alla definizione del giudizio.
  • Quando il ricorrente dichiara il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, il giudice, non potendo procedere d'ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire, deve dichiarare l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.
  • Il giudice amministrativo non esercita una giurisdizione oggettiva diretta al mero accertamento dell'illegittimità di atti amministrativi in assenza di uno specifico interesse di parte alla decisione.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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