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Sentenza

Sentenza del 10/06/2021 n. 120 - Corte Costituzionale

Riscossione - Remunerazione del servizio - Aggio sulla riscossione - Incostituzionalità- Esclusione.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Era censurato l'art. 17, comma 1, del d.lgs. 13 aprile 1999, n. 112 (nella versione sostituita dall'art. 32 del d.l. 185/2008 e con percentuali modificate dal d.l. 95/2012) che disciplina l'aggio sulla riscossione (remunerazione dell'agente di riscossione pari a percentuali fisse sulle somme iscritte a ruolo e sugli interessi). La ricorrente deduceva violazioni degli artt. 3, 23, 24, 53, 76 e 97 Cost.: irragionevolezza e mancanza di proporzionalità per assenza di ancoraggio al costo effettivo del servizio; violazione della riserva di legge eccesso di delega; pregiudizio al diritto di difesa per mancanza di dettaglio degli atti esecutivi; contrarietà al principio di capacità contributiva e di buon andamento della pubblica amministrazione, in quanto l'aggio finirebbe per gravare in modo sproporzionato sui contribuenti "solventi" e non sarebbe congruamente correlato ai costi sostenuti dall'agente.

La decisione

La Corte costituzionale ha dichiarato le questioni inammissibili. Ha ritenuto che, pur riconoscendo le criticità concrete del sistema (ampia massa di ruoli non riscossi e rischio che l'aggio scarichi costi eccessivi su una platea ristretta di contribuenti solventi), la scelta del modello di finanziamento della riscossione (aggio percentuale che copre i costi complessivi, compreso il rischio delle esecuzioni infruttuose) rientra nella discrezionalità del legislatore. La Corte ha tuttavia invitato il legislatore a riformare il sistema, ricordando che l'accertata inefficienza della riscossione giustifica un'azione normativa per ridurre rischi di sproporzione e valutare la continuata ragion d'essere dell'aggio alla luce della centralizzazione del servizio presso l'Agenzia delle entrate - Riscossione.

Norme richiamate

  • art. 17, comma 1, d.lgs. 13 aprile 1999, n. 112

    "l'attività degli agenti della riscossione è remunerata con un aggio, pari al nove [otto] per cento delle somme iscritte a ruolo riscosse e dei relativi interessi di mora e che è a carico del debitore: a) in misura del 4,65 per cento ... in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno ...; b) integralmente, in caso contrario"

    L'aggio è stato interpretato come meccanismo di finanziamento ordinario dell'attività di riscossione finalizzato a coprire i costi complessivi del servizio, compreso il rischio delle esecuzioni infruttuose, e non come remunerazione del singolo atto esecutivo.

  • art. 32, comma 1, lett. a) d.l. 29 novembre 2008, n. 185 (conversione legge 2/2009)

    Intervento modificativo della disciplina dell'aggio richiamato come fonte delle disposizioni applicabili al caso.

  • art. 5, comma 1, d.l. 6 luglio 2012, n. 95 (convertito)

    Ha ridotto la percentuale complessiva dell'aggio per il periodo considerato; citato per spiegare la misura operativa dell'onere.

  • art. 10, comma 13‑quater, d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito)

    Modifiche successive la cui efficacia era rilevante per l'applicabilità ratione temporis e per la valutazione della normativa vigente.

  • legge 28 settembre 1998, n. 337 (delega)

    Ha delegato il Governo al riordino della riscossione prevedendo, tra l'altro, criteri per compensi collegati a somme riscosse, tempestività e costi; invocata nella censura per presunto eccesso/inosservanza dei criteri delegati.

  • articoli della Costituzione

    "art. 3, art. 23, art. 24, art. 53, art. 76, art. 97"

    Parametri costituzionali invocati dalla ricorrente: uguaglianza e ragionevolezza (art.3), riserva di legge (art.23), diritto di difesa (art.24), capacità contributiva e progressività (art.53), limiti della delega (art.76), imparzialità e buon andamento della PA (art.97). La Corte ha ritenuto che le censure non spiegavano una palese e manifesta incostituzionalità tali da sottrarre la questione alla discrezionalità legislativa.

Massime di principio

  • L'aggio sulla riscossione è considerato dalla giurisprudenza e dalla Corte come strumento volto a coprire i costi complessivi del servizio, incluso il rischio delle esecuzioni infruttuose, quindi non necessariamente ancorato al costo della singola procedura esecutiva.
  • Le questioni che implichino una riforma sistemica o una scelta di politica fiscale (es.: trasferire il finanziamento sulla fiscalità generale, introdurre tetti o formule proporzionali) sono in generale rimesse alla discrezionalità del legislatore e difficilmente recepite dalla Corte se non accompagnate da soluzioni concrete compatibili con l'ordinamento.
  • Per ottenere una pronuncia additiva o ablativa favorevole è necessario che il rimettente indichi soluzioni normative precise e costituzionalmente adeguate; una censura generica di irrazionalità è spesso inammissibile.
  • Se si contesta l'aggio per violazione del diritto di difesa occorre dimostrare specifiche carenze procedurali rilevanti (es. mancanza di dettaglio degli atti esecutivi) che impediscano il controllo della proporzionalità dell'azione esattoriale.
  • La centralizzazione della riscossione presso un ente pubblico (Agenzia delle entrate - Riscossione) cambia il quadro di riferimento: il legislatore può riconsiderare la fondatezza dell'aggio come strumento di finanziamento e valutare alternative (fiscalizzazione parziale o totale, limiti/categorie esentate, meccanismi misti).
  • In giudizi similari la Corte può richiamare l'urgenza di una riforma normativa quando siano dimostrate inefficienze sistemiche (es.: elevato rapporto carico/riscossioni), ma rimanda comunque la scelta tecnica al legislatore.

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