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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24909/2022 del 28/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Bassoli ha impugnato la sentenza di appello che lo aveva confermato responsabile di bancarotta fraudolenta per distrazione di 81.000 euro. I motivi dedotti: (1) vizio di motivazione nella qualificazione di un versamento di 50.000 euro come "versamento in conto capitale" anziché mutuo, con conseguente diversa qualificazione del reato; (2) vizio di motivazione rispetto al riconoscimento dei compensi dell'amministratore (39.000 euro) e mancato computo della delibera che fissava in 15.000 euro la retribuzione; (3) errata applicazione di norme civili e fallimentari in relazione all'esistenza di un credito per i compensi dell'amministratore.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello non avesse adeguatamente valutato la comune intenzione delle parti circa la natura del versamento di 50.000 euro (mutuo vs apporto in conto capitale), in contrasto con la giurisprudenza consolidata che richiede l'accertamento della volontà effettiva e degli elementi concreti (modalità attuative, finalità pratiche, contabilità). Ha inoltre rilevato che l'appello aveva omesso di valutare correttamente la delibera assembleare del 05/08/2009 che poteva ridurre l'entità delle somme ritenute distratte in relazione ai compensi dell'amministratore. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna per nuovo esame, alla luce dei principi di diritto richiamati dalla Cassazione.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n.137, art.23, comma 8

    norma procedurale richiamata per il divieto/richiamo alla discussione orale e per la requisitoria scritta; applicata per indicare che le parti non hanno richiesto discussione orale e che è stata depositata requisitoria scritta del Procuratore generale

  • decreto-legge 30 dicembre 2021, n.228, art.16 (conversione e proroga disciplina processuale)

    richiamata in combinato con il precedente dl per spiegare la proroga della disciplina processuale relativa alla discussione orale e requisitoria scritta

  • art. 2467 cod. civ.

    citato nei motivi di impugnazione in relazione alla disciplina dei rapporti societari; la Corte ha ritenuto che la valutazione della natura del versamento (capitale vs mutuo) debba fondarsi sulla ricostruzione della volontà delle parti e sugli elementi concreti e contabili

  • art. 1813 cod. civ.

    richiamato dal ricorrente a sostegno dell'esistenza di rapporti di credito; la Corte di cassazione ha però richiamato la necessità di prova sulla natura del rapporto e ha valutato la questione secondo i criteri giurisprudenziali

  • art. 192 cod. proc. pen.

    norma indicata tra le richiamate nella impugnazione; la decisione di cassazione ha comunque focalizzato la questione sui criteri interpretativi della volontà delle parti e sulla prova contabile

  • art. 216 legge fallimentare

    articolo evocato nella difesa per la disciplina dei privilegi e dei crediti nel fallimento; la Corte ha rimandato la valutazione della sussistenza e della liquidità dei crediti (compensi amministratore) alla Corte d'appello in sede di rinvio

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 8431/2019 Vesprini; Sez. 5, n. 32930/2021 Provvisionato; Sez. civ. 1, n. 15035/2018)

    richiamati come principi interpretativi: a) la distinzione tra versamento in conto capitale e mutuo si basa sulla comune intenzione delle parti e su elementi concreti (modalità di attuazione, finalità, contabilità); b) i versamenti in conto capitale restituiti possono integrare bancarotta fraudolenta per distrazione se non costituiscono un credito esigibile; c) la contabilizzazione nei patrimoni e la nota integrativa assumono rilievo probatorio, ma non sono esclusivi

  • Giurisprudenza Sez. 5, n. 30105/2018 (Pellegrini)

    principio secondo cui i compensi dell'amministratore formano credito liquido solo se determinati con delibera; in mancanza di determinazione certa nel quantum il credito è illiquido e il prelievo può integrare bancarotta fraudolenta per distrazione

Massime di principio

  • Per distinguere un versamento in conto capitale da un mutuo bisogna accertare la comune intenzione delle parti: guardare alla documentazione contrattuale, alla contabilizzazione, alle finalità pratiche e al comportamento concreto delle parti; la qualifica in bilancio è importante ma subordinata a prove più dirette della volontà
  • La restituzione di versamenti qualificati come "in conto capitale" può costituire bancarotta fraudolenta per distrazione se non sussiste un credito esigibile: l'assenza di un diritto di credito liquido trasforma il prelievo in distrazione
  • I compensi dell'amministratore sono considerati crediti liquidi e prelevabili senza responsabilità solo se determinati formalmente (delibera assembleare che ne fissi il quantum); in mancanza di tale determinazione il prelievo può integrare reato fallimentare
  • In giudizio, l'onere di provare la natura di un versamento (mutuo vs apporto) grava su chi ne sostiene l'esistenza: è essenziale conservare e produrre delibere, contratti di mutuo, scritture contabili e note integrative
  • Se la decisione di merito non valuta adeguatamente la volontà delle parti o omette di considerare delibere rilevanti, la Cassazione può annullare e disporre il rinvio per nuovo esame secondo i criteri giurisprudenziali richiamati

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