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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10881/2025 del 18/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza di appello che aveva riqualificato molte delle ipotesi di truffa ritenute in primo grado (da art. 640-bis a art. 640, 2º comma, n.1), dichiarato inutilizzabili numerosi atti di intercettazione e assolto (per insussistenza) o riqualificato diverse posizioni. Le doglianze del P.G. puntavano su: (i) illegittima esclusione di utilizzabilità delle intercettazioni autorizzate; (ii) errata riqualificazione giuridica delle condotte (sussistenza di erogazioni di tipo "contributo/finanziamento" rientranti in art. 640-bis); (iii) insufficiente valutazione sui falsi contestati, con specifico riferimento alla posizione di Lucano. Domenico Lucano, con ricorso separato, ha censurato in vario modo l'accertamento di falso ideologico relativo alla determina n.57/2017, la motivazione sulla prescrizione del reato ex art.480 e la determinazione della pena (richiedendo attenuanti, non menzione, ecc.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato in parte inammissibile il ricorso del Procuratore generale per genericità (non essendosi confrontato con specifiche argomentazioni della Corte territoriale su alcuni capi) e, per la restante parte, lo ha rigettato perché infondato. In particolare: la Cassazione ha condiviso la valutazione della Corte di appello che ha ricondotto i rapporti tra Comune e enti attuatori alla figura dell'appalto/convenzione pubblico e, quindi, non riconducibile automaticamente alle erogazioni tipiche dell'art. 640-bis; ne consegue che la riqualificazione in art. 640, secondo comma, n.1 era corretta e che la Corte d'appello ha motivatamente ritenuto l'inutilizzabilità delle intercettazioni, non trattandosi di mera riqualificazione sopravvenuta in senso fisiologico. Quanto ai reati di falso, la Cassazione ha ritenuto generiche le censure del P.G. e ha respinto il ricorso, confermando la decisione di appello che ha riconosciuto la sussistenza di un solo falso relativo alla determina n.57 del 19/9/2017 (con condanna a 1 anno e 6 mesi, pena condizionalmente sospesa) e l'assoluzione/insussistenza per gli altri fatti contestati. Il ricorso proposto da Domenico Lucano è stato rigettato: la Cassazione ha ritenuto congrua la motivazione della Corte d'appello sulla sussistenza del falso per la determina indicata e ha confermato le statuizioni civili (compresa la condanna al risarcimento verso SIAE con riferimento al capo per cui il reato è estinto per prescrizione).

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    La Corte conferma che la norma richiede che l'erogazione sia qualificabile come "contributo, sovvenzione, finanziamento, mutuo agevolato o altra erogazione dello stesso tipo" (erogazioni caratterizzate da onerosità attenuata o gratuità). La sola provenienza pubblica delle somme non è sufficiente per ricomprenderle nell'art. 640-bis.

  • art. 640, secondo comma, n.1 cod. pen.

    Norma applicata dalla Corte d'appello e confermata dalla Cassazione per le condotte oggetto di processo: la truffa aggravata è stata ritenuta sussistente quando le somme erano riconducibili a corrispettivi/contratti di servizio (appalto/convenzione) e non a finanziamenti tipizzati dall'art. 640-bis.

  • artt. 266 e 267 cod. proc. pen.

    Riguardano l'autorizzazione e la disciplina delle intercettazioni. La Corte ricorda che le intercettazioni autorizzate restano utilizzabili se i presupposti esistevano al momento dell'autorizzazione; al contrario, se già allora mancavano i presupposti riferibili al reato autorizzato, le captazioni devono essere dichiarate inutilizzabili.

  • art. 479 cod. pen. in relazione all'art. 476 cod. pen.

    Riferite al falso ideologico in atto pubblico: la Corte ha confermato la valutazione della Corte d'appello circa gli elementi oggettivi e soggettivi per la sola determina n.57/2017, ritenendoli sussistenti.

  • art. 480 cod. pen.

    Riguarda il falso in certificazione amministrativa: la Corte d'appello ha dichiarato estinto per prescrizione il relativo reato e la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione, confermando però la possibilità di statuizioni civili anche se il reato è estinto.

  • art. 61, 62, 69, 133 cod. pen.

    Norme relative ad aggravanti, attenuanti, giudizio di comparazione e determinazione della pena: la Corte ha ritenuto legittima la valutazione di merito (esercizio di discrezionalità) operata dalla Corte d'appello in ordine a riconoscimento o diniego di circostanze attenuanti e alla determinazione della pena.

  • decreto del Ministero dell'Interno 10 agosto 2016

    Richiamato per documentare le modalità di accesso e funzionamento dei finanziamenti per lo SPRAR e per sostenere la natura normativa/contrattuale delle erogazioni e la possibilità di avvalersi di enti attuatori; utilizzato per argomentare che le somme non si identificano automaticamente con i finanziamenti tipizzati dall'art. 640-bis.

  • decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, art. 3

    Citato avverso la doglianza sulla firma digitale/indicazione a stampa: la Corte territoriale (e la Cassazione) ritiene applicabile la disciplina quando l'atto sia suscettibile di formazione con tecniche automatizzate; in tal caso la certificazione non è inesistente.

  • giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite e varie sentenze citate)

    Richiamate per i principi sulla utilizzabilità delle intercettazioni in caso di successiva riqualificazione del fatto e sul comportamento che deve avere il giudice autorizzante; anche per principi sul giudizio di comparazione e sulla prova civile in presenza di prescrizione del reato.

Massime di principio

  • La qualificazione tra "contributo/finanziamento" e corrispettivo di contratto (appalto/convenzione) si determina su base oggettiva: non è determinante la sola provenienza pubblica delle somme, ma la natura giuridica e il meccanismo economico (onerosità attenuata vs corrispettivo a prestazione).
  • Le intercettazioni autorizzate restano utilizzabili se, al momento dell'autorizzazione, sussistevano i presupposti di gravità indiziaria per il reato per cui si chiedeva l'autorizzazione; se invece già allora mancavano tali presupposti, le captazioni sono inutilizzabili (si richiede un'analisi "ora per allora" delle risultanze allora disponibili).
  • La mera riqualificazione giuridica del fatto successiva non legittima automaticamente l'uso di intercettazioni se la riqualificazione non è il frutto di un fisiologico sviluppo delle indagini ma di una diversa interpretazione che mostra l'assenza del presupposto autorizzativo iniziale.
  • In sede di impugnazione è necessario un ricorso specifico e non generico: il gravame deve confrontarsi puntualmente con le valutazioni di merito della Corte territoriale, indicando l'incidenza delle prove (es. intercettazioni) sul convincimento del giudice.
  • La prescrizione del reato penale non impedisce la valutazione e l'eventuale conferma della responsabilità civile: il giudice d'appello deve, in presenza di parte civile, esaminare anche i presupposti per un'assoluzione nel merito prima di limitarsi a registrare l'estinzione del reato.
  • La determinazione della pena e il giudizio comparativo tra circostanze attenuanti e aggravanti rimangono ambito di ampia discrezionalità del giudice di merito; il sindacato in Cassazione è limitato a controllare la motivazione e l'assenza di arbitrio o illogicità.

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