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Sentenza

Sentenza n. 9451/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento A) del provvedimento n. D/5420/2025 pronunziato dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi in data 25/09/2025 e notificato in pari data con cui è stata rigettata la richiesta di visto per lavoro subordinato presentata in data 16/09/2025 dalla Signora-OMISSIS- sulla base del nulla osta al lavoro subordinato n. P-VI/L/Q/2025/101728 rilasciato dalla Prefettura di Vicenza in data 26/07/2025 su richiesta del Signor -OMISSIS- nell’ambito del Decreto Flussi 2025 presentata in data 07/02/2025; B) di ogni altro provvedimento preordinato, connesso e consequenziale allo stesso.

Giustizia amministrativa202600286

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto per lavoro subordinato rilasciato dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi, nonostante il nulla osta al lavoro subordinato

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi che aveva rigettato la richiesta di visto per lavoro subordinato presentata sulla base di un nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Vicenza nell’ambito del Decreto Flussi 2025. Dal testo non risultano specifici vizi di legittimità articolati nel ricorso, poiché la sentenza definisce il giudizio rilevando esclusivamente l’intervenuto rilascio del visto.

La decisione

Il TAR, decidendo con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., ha dichiarato la cessazione della materia del contendere perché, nelle more del giudizio, l’Amministrazione ha rilasciato il visto richiesto. Non è stata quindi esaminata la legittimità del diniego originario. Le spese sono state poste a carico del MAECI secondo il criterio della soccombenza virtuale, con condanna al pagamento di € 1.000,00, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata, sentite le parti, quando la causa è matura per la decisione.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere consegue al sopravvenire di una soddisfazione integrale della pretesa azionata; la sentenza non richiama espressamente la disposizione, ma il dispositivo dichiara tale esito.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto, unitamente alla disciplina europea in materia di protezione dei dati personali, per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati quali fondamento della tutela dei diritti o della dignità della parte interessata ai fini dell’oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, nelle more del giudizio avente a oggetto il diniego di un visto, l’amministrazione rilascia il visto richiesto, si verifica la cessazione della materia del contendere, poiché la pretesa sostanziale azionata risulta integralmente soddisfatta e non residua interesse alla decisione sull’illegittimità del diniego originario.
  • In caso di cessazione della materia del contendere determinata dal rilascio del provvedimento richiesto durante il processo, le spese possono essere regolate secondo il criterio della soccombenza virtuale, valutando quale parte avrebbe verosimilmente prevalso sulla domanda originaria.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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