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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43986/2023 del 02/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso verteva contro l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli del 15/12/2022 che aveva riconosciuto a Rizzieri Giuseppe il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e liquidato €150.000 per la custodia cautelare in carcere dal 12/02/2008 al 24/12/2008. Rizzieri era stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e poi assolto per insussistenza del fatto con sentenza divenuta definitiva il 20/07/2019. Il Ministero deduceva due motivi: (1) omissione di valutazione, da parte della Corte di appello, di elementi idonei a configurare una condotta ostativa (dolo o colpa grave) ai sensi dell'art. 314 c.p.p., in particolare la frequente contiguità dell'istante con il pregiudicato Pignataro Aniello emersa dalle dichiarazioni del collaborante Persechino; la Corte territoriale avrebbe dunque omesso un autonomo esame riparatorio del comportamento dell'istante e della possibile colpa (anche lieve) che poteva escludere o ridurre il ristoro; (2) vizio di motivazione e violazione dell'art. 314 c.p.p. in relazione ai criteri adottati per la determinazione dell'indennizzo, ritenuti arbitrari ed eccessivi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo che la Corte d'appello non abbia svolto l'autonoma valutazione ex ante richiesta nel giudizio di riparazione circa la sussistenza di una condotta che abbia dato o concorso a dare causa alla misura cautelare (dolo o colpa grave), distinta dal giudizio penale di merito. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e rinviato la causa alla Corte d'appello di Napoli per un nuovo esame, demandando a quest'ultima anche la regolamentazione delle spese relative al giudizio di legittimità. La Corte ha ritenuto assorbito il secondo motivo in ragione dell'accoglimento del primo, senza esprimersi sulla congruità della liquidazione.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    L'art. 314 c.p.p. esclude il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione quando il soggetto ha dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave. La Corte sottolinea che, nel giudizio di riparazione, il comportamento va valutato con giudizio ex ante e con motivazione autonoma rispetto al processo penale: non è necessario che la condotta integri un reato, ma che sia comunque idonea a creare la falsa apparenza della configurabilità di un illecito penale e quindi ad aver determinato l'adozione della misura cautelare.

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice deve compiere una valutazione autonoma (ex ante) del comportamento del detenuto per accertare se abbia dato o concorso a dare causa alla misura con dolo o colpa grave; tale valutazione è distinta dal giudizio penale di merito.
  • La colpa grave rilevante ai fini dell'art. 314 c.p.p. non richiede l'integrazione di un reato: è sufficiente che il comportamento dell'interessato abbia creato la fallace apparenza di condizioni idonee all'adozione della misura cautelare.
  • Elementi indiziari quali rapporti stretti o frequenti contatti con soggetti appartenenti a organizzazioni criminali o dichiarazioni di collaboratori di giustizia devono essere valutati dal giudice della riparazione nel loro complesso e non possono essere semplicemente trascurati richiamando l'insufficienza probatoria del processo di merito.
  • Se la Corte di merito omette di svolgere tale valutazione autonoma, la decisione sulla riparazione può essere annullata e rinviata dalla Cassazione per un nuovo esame.
  • Sebbene non decisa nel merito in questa sentenza, la quantificazione dell'indennizzo deve essere motivata secondo criteri non arbitrari; questioni relative all'entità possono essere oggetto di specifico esame in sede di rinvio.

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