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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10302/2022 del 23/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento in executivis della continuazione, ai sensi dell'art. 81 comma finale c.p. e dell'art. 671 c.p.p., fra la condanna per associazione mafiosa (art. 416‑bis c.p.) accertata nella sentenza della Corte d'appello di Napoli del 20/12/2018 e l'omicidio volontario e reati in materia di armi commessi il 6/11/2008 e già oggetto di sentenza della Corte d'assise d'appello del 24/04/2012. In sostanza il ricorrente sosteneva che i reati di sangue rientravano in un disegno criminoso unitario con l'associazione mafiosa e che la determinazione criminosa era stata già programmata al momento della sua adesione al clan Sarno.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta l'ordinanza del GIP che aveva escluso la continuazione perché: (i) l'affiliazione del ricorrente al clan Sarno è risultata anteriore solo di pochi mesi rispetto alle conversazioni intercettate e, comunque, successiva alla consumazione dell'omicidio; (ii) la deliberazione omicidiaria è stata valutata come estemporanea e determinata da esigenze contingenti (reazione a una minaccia/necessità immediata di eliminare un rivale), e non come parte di un progetto criminoso già programmato al momento dell'adesione. La Corte ha quindi ritenuto che mancassero i "collanti" che dimostrassero l'unitarietà del disegno criminoso al momento dell'ingresso nel sodalizio e ha confermato il rigetto dell'istanza, condannando il ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (comma finale)

    La continuazione richiede che i reati successivi siano stati programmati, anche se a grandi linee, al momento in cui il soggetto aderisce al sodalizio; non è sufficiente una mera correlazione o un vantaggio successivo per l'associazione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale rilevante per l'esecuzione delle sentenze e per la valutazione della riconducibilità di reati distinti alla continuazione in sede esecutiva.

  • art. 416‑bis cod. pen.

    Il reato di associazione mafiosa costituisce il quadro fattuale entro cui vanno valutati i reati 'satellite'; tuttavia, anche se un reato favorisce l'associazione, per la continuazione occorre che la deliberazione criminosa sia antecedente o insita già al momento dell'adesione.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione fra associazione (anche mafiosa) e reati fine è necessario che i reati fine fossero 'programmati', anche se genericamente, già al momento dell'adesione al sodalizio.
  • L'affiliazione intervenuta dopo la consumazione di un reato ostacola il riconoscimento della continuazione a meno che non vi siano prove certe che il proposito criminoso fosse già presente prima del reato.
  • Un reato deciso e commesso per motivi contingenti o in reazione a eventi successivi (es. necessità immediata, vendetta per una minaccia) non integra di per sé il presupposto della continuazione con l'associazione.
  • In sede esecutiva le conclusioni delle sentenze irrevocabili sulla dinamica e sulle cause dei reati vincolano la valutazione sulla unitarietà del disegno criminoso; non è sufficiente una mera utilità del reato per l'associazione.
  • La prova dell'epoca di adesione e della deliberazione criminosa deve essere valutata con attenzione temporale: elementi come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori vanno collazionati per stabilire se la pianificazione era già esistente al momento dell'ingresso nel sodalizio.

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