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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5007/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava a censurare l'ordinanza del Tribunale che aveva, parzialmente, respinto la richiesta di riesame avverso l'ordinanza del GIP del 14/02/2022 di applicazione della custodia in carcere per fatti relativi ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e plurime cessioni. Le censure principali: difetto di motivazione sulla gravita indiziaria per ciascun capo; mancata prova dell'identificazione dell'indagato nelle intercettazioni (soprannome "Mariano"); insufficienza a provare l'esistenza e la partecipazione al sodalizio; contestazione delle interpretazioni delle intercettazioni e della documentazione bancaria (capo 3); affermazione che le trattative per importazioni (capi 5 e 6) non si erano perfezionate e costituivano solo fasi negoziali o desistenza; motivazione insufficiente per i capi relativi a singole cessioni (capi 19,21,31) e per la detenzione di cocaina; infine censura sulla sussistenza del pericolo di recidiva e sull'adeguatezza della custodia in carcere rispetto a misure meno afflittive.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha ritenuto legittime le valutazioni del Tribunale sulla identificazione dell'indagato (anche tramite servizio di riscontro del 28/11/2018), sulla sussistenza del sodalizio dedito all'importazione e distribuzione di ingenti quantitativi di stupefacenti e sulla partecipazione del Mezinaj in ruoli operativi e di gestione. Sono state giudicate congrue le valutazioni sulle trattative punibili come tentativo per i capi 5 e 6, nonché adeguata la valutazione del pericolo di recidiva e l'impossibilità di misure meno afflittive di impedire i contatti con i sodali. In definitiva il ricorso viene rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Individua la competenza del Tribunale in materia di riesame delle misure cautelari; richiamata per qualificare il ruolo del giudice che ha deciso sull'istanza di riesame

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • In sede di ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari il sindacato sulla valutazione delle prove materiali e delle intercettazioni è limitato: occorre denunciare vizi di diritto o logica motivazionale specifici e non meramente proporre una lettura alternativa del compendio probatorio
  • L'identificazione dell'interlocutore nelle intercettazioni può essere ritenuta valida se supportata da attività di riscontro (es. servizio di riconoscimento operato dalla polizia giudiziaria); contestazioni generiche sull'identificazione risultano insufficienti
  • Per i reati di importazione di stupefacenti, una fase avanzata di organizzazione del trasporto e l'acquisizione di mezzi/logistica possono integrare il tentativo punibile anche se l'operazione non si è concretizzata per circostanze esterne
  • La documentazione bancaria o transazioni apparentemente commerciali possono assumere rilievo probatorio se contestualizzate con intercettazioni e altri elementi che indicano la natura illecita della fornitura
  • La presunzione di rilevanza cautelare per reati in materia di stupefacenti rende più agevole la giustificazione della custodia in carcere se sussistono plurimi episodi recenti e legami organizzativi; per superarla è necessario dimostrare, con elementi concreti, l'adeguatezza di misure meno afflittive
  • Contestazioni generiche e mancanza di confronto critico dettagliato con la motivazione del giudice del merito sono respinte: il ricorrente deve indicare punti specifici in cui la motivazione sarebbe illogica, contraddittoria o vulnera norme di diritto

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