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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28372/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di restrizione cautelare inframuraria dal 15/07/2013 al 30/11/2017 per ipotesi di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e porto di arma comune da sparo e tentate lesioni aggravate; Polimeni è stato poi definitivamente assolto. La Corte d'appello ha rigettato l'indennizzo ritenendo provata la vicinanza del Polimeni a elementi di spicco del sodalizio mafioso (in particolare al pregiudicato Domenico Barbaro) e valorizzando episodi intercettati e un episodio in cui il ricorrente, armato con Alessandro Iannì, avrebbe fermato il Laurendi; tali elementi sono stati ritenuti idonei a configurare una condotta quanto meno gravemente colposa, ostativa al riconoscimento della riparazione. Il ricorrente ha censurato la valutazione della Corte, lamentando violazione di legge e vizio di motivazione, l'uso di conversazioni tra terzi, la mancata considerazione dell'assoluzione e l'illegittima valorizzazione del silenzio in sede di interrogatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio penale e ritenuto che le circostanze valorizzate dalla Corte d'appello (vicinanza al Barbaro, contenuto delle intercettazioni, episodio con Laurendi e la disponibilità di armi) non erano state smentite dal processo di cognizione e potevano legittimamente essere valutate come idonee a integrare colpa grave. La Corte ha altresì richiamato l'intervento legislativo (d.lgs. n.188/2021) che impedisce di considerare l'esercizio della facoltà di non rispondere come pregiudizievole per il diritto alla riparazione, ma ha osservato che nel caso in esame sussistevano autonomi elementi di gravità della condotta anche prescindendo dal silenzio. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.188 del 8/11/2021

    art. 4, modifica dell'art. 314 c.p.p.: «L'esercizio da parte dell'imputato della facoltà di cui all'articolo 64, comma 3, lettera b), non incide sul diritto alla riparazione di cui al primo periodo.»

    La Corte rileva che dopo la modifica legislativa l'esercizio del diritto al silenzio non può essere usato per precludere la riparazione, ma nel caso di specie ha comunque ritenuto provati elementi autonomi di colpa grave anche senza tener conto del silenzio.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la modifica normativa è stata richiamata per escludere valutazioni pregiudizievoli del silenzio, ma il giudizio di gravità della colpa resta ancorato alla valutazione degli elementi di fatto.

  • Sez. 4, Sentenza n. 12228 del 10/01/2017 (Quaresima)

    Ricorda l'autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio di cognizione e i limiti della sovrapposizione tra accertamenti, senza però escludere che medesimi elementi possano essere valutati differentemente nei due giudizi.

  • Sez. 4, Sentenza n. 1235 del 26/11/2013 (Calò)

    Stato di giurisprudenza secondo cui le 'frequentazioni ambigue' con soggetti notoriamente coinvolti in illeciti, se non giustificate, possono costituire indizi di complicità e portare a qualificare la condotta come gravemente colposa, escludendo la riparazione.

  • Sez. 3, Sentenza n. 39199 del 01/07/2014 (Pistorio)

    Conferma il principio che contatti con appartenenti a consorterie criminali possono incidere sulla valutazione della colpa grave nel procedimento di riparazione.

  • Sez. U, Sentenza n. 34559 del 26/06/2002 (De Benedictis)

    Principio secondo cui il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con autonomia logico-motivazionale, se la condotta del detenuto abbia creato la falsa apparenza di reperibilità di un illecito, e non se essa integri il reato.

  • Sez. 4, Sentenza n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)

    Ulteriore conferma sul criterio valutativo del giudice della riparazione circa la distinzione tra accertamenti penali e valutazioni sul nesso causale tra condotta e percezione di illiceità.

Massime di principio

  • Il giudizio di riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale: l'assoluzione non comporta automaticamente il diritto all'indennizzo, se sussistono elementi che dimostrino che il detenuto abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave.
  • Frequentazioni 'ambigue' con soggetti notoriamente criminali, non giustificate da legami familiari o equivalenti, possono costituire indizi oggettivi che giustificano la qualificazione della condotta come gravemente colposa e quindi precludere l'indennizzo.
  • L'esercizio della facoltà di non rispondere non deve più essere considerato, per effetto del d.lgs. n.188/2021, pregiudizievole ai fini del diritto alla riparazione; tuttavia, il giudice può basarsi su altri elementi di fatto indipendenti dal silenzio.
  • Nel procedimento di riparazione il giudice deve effettuare una valutazione ex ante sul fatto se la condotta del soggetto abbia creato la falsa apparenza di responsabilità penale; non è necessario dimostrare la concreta integrità del reato come nel processo di merito.
  • Per ottenere l'indennizzo è utile documentare e provare l'assenza di rapporti significativi con soggetti criminali, la natura lecita delle frequentazioni eventualmente contestate e la mancata disponibilità o uso di armi o di condotte violente che possano aver indotto l'autorità a ritenere fondata la misura cautelare.

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