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Sentenza

Sentenza n. 286/2026 - Campobasso, Sezione 1

per l'annullamento decreto prefettizio. n. 0032287 DEL 6.08.2025, notificato il 12.08.2025, nonché di tutti gli atti preordinati, connessi e conseguenziali.

Giustizia amministrativa202500379

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Molise, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio di divieto definitivo di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto prefettizio con cui gli è stato vietato di detenere armi, munizioni e materie esplodenti, deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt. 10, 11 e 43 TULPS, nonché eccesso di potere per errata presupposizione dei fatti, difetto di istruttoria, illogicità, incoerenza e difetto di motivazione. In particolare, ha sostenuto che il provvedimento non contenesse una motivazione concreta sulle ragioni dell’inaffidabilità e del ritiro dell’autorizzazione e che la battuta di caccia al cinghiale non si fosse svolta in periodo vietato. L’Amministrazione ha difeso il provvedimento richiamando gli accertamenti dei Carabinieri: il ricorrente avrebbe partecipato a una battuta di caccia al cinghiale in periodo non consentito e all’interno di un’oasi di protezione faunistica, mentre un altro partecipante era rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco. È stato inoltre valorizzato il comportamento tenuto dopo il ferimento e durante le indagini, ritenuto reticente, nebuloso e idoneo a ostacolare la ricostruzione dei fatti.

La decisione

Il TAR ha respinto integralmente il ricorso. Ha affermato che i provvedimenti in materia di detenzione e porto d’armi sono caratterizzati da ampia discrezionalità amministrativa e possono fondarsi anche su un singolo fatto significativo, su vicende non penalmente rilevanti o non direttamente attinenti all’uso delle armi, purché idonee a porre in dubbio l’affidabilità del soggetto. Non è necessario accertare un effettivo abuso dell’arma: è sufficiente una prognosi ragionevole, secondo il criterio del più probabile che non, circa la possibilità di abuso. Il sindacato giurisdizionale è limitato alla verifica dell’assenza di illogicità, irragionevolezza, travisamento dei fatti o carenza dei presupposti, senza poter sostituire la valutazione amministrativa. Nel caso concreto, la motivazione è stata ritenuta adeguata perché il decreto richiamava il coinvolgimento del ricorrente in una battuta di caccia vietata, il collegamento radio con gli altri cacciatori, il ferimento da arma da fuoco di un partecipante e, soprattutto, il comportamento tenuto dopo l’incidente: mancata tempestiva attivazione dei soccorsi, accompagnamento anonimo del ferito al pronto soccorso e atteggiamento ritenuto volto a eludere o fuorviare le indagini. Tali elementi sono stati considerati sufficienti, autonomamente, a sostenere il giudizio di inaffidabilità. Le ulteriori censure rivolte agli altri profili motivazionali sono state dichiarate improcedibili e non esaminate, poiché l’atto era plurimotivato e la legittimità di una sola ragione era sufficiente a conservarlo. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 11 TULPS

    La licenza di portare armi può essere negata o revocata quando il soggetto non offra garanzie di buona condotta.

  • art. 39 TULPS

    La disposizione concorre, secondo la lettura del TAR, a fondare il potere prefettizio di vietare la detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti.

  • art. 43 TULPS

    non diano affidamento di non abusare delle armi

    Il divieto o la revoca non presuppongono un abuso già accertato, essendo sufficiente una valutazione prognostica non inattendibile di possibile abuso.

  • art. 30, comma 1, lett. a), legge n. 157/1992

    È richiamata quale norma posta a base del deferimento per l’esercizio della caccia al cinghiale in periodo di divieto specifico.

  • art. 30, comma 1, lett. d), legge n. 157/1992

    È richiamata quale norma posta a base del deferimento per l’esercizio venatorio all’interno dell’Oasi di protezione faunistica di Carpinone.

Massime di principio

  • Il divieto prefettizio di detenzione o la revoca della licenza di porto d’armi possono essere adottati anche senza un abuso dell’arma già accertato, quando una valutazione prognostica complessiva, fondata su elementi obiettivi e secondo il criterio del più probabile che non, renda non affidabile il soggetto circa il futuro uso delle armi.
  • Nella materia delle autorizzazioni di pubblica sicurezza, l’Amministrazione può valorizzare anche fatti isolati, vicende non penalmente rilevanti o non direttamente attinenti alle armi, purché oggettivamente idonei a far dubitare dell’affidabilità del titolare e a prevenire pericoli per l’incolumità e la sicurezza pubblica.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sulle valutazioni prefettizie in materia di armi resta limitato alla verifica dell’assenza di illogicità manifesta, irragionevolezza, travisamento dei fatti o carenza dei presupposti; non può estendersi alla sostituzione della prognosi amministrativa con una diversa valutazione giudiziale di merito.
  • Un provvedimento plurimotivato resiste all’impugnazione quando almeno una delle ragioni autonome poste a fondamento è legittima e sufficiente a sorreggerlo; le censure rivolte alle altre motivazioni possono essere assorbite per sopravvenuta carenza di interesse.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneEccesso di potereProporzionalità e ragionevolezza

Testo integrale

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