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Sentenza

Sentenza n. 10967/2026 - Roma, Sezione 4T

per l'annullamento - della determinazione Dirigenziale del Comune di Roma, Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Edilizia Privata – U.O. Condono Edilizio “Responsabile attività di verifica in merito al contenzioso” Servizio Contenzioso legale Ufficio Reiezioni – Attività amministrativa – Antiabusivismo Edilio – Rinunce, Repertorio nr. QI/802/2024 del 12.04.2024, numero protocollo QI/75713/2024 del 12.04.2024, notificata in data 03/05/2024, recante la “reiezione istanza di Condono prot. 0/577083 sot.0 del 10.12.2004 – abuso via Macomer 13 00132 Municipio VI”; - della determinazione Dirigenziale del Comune di Roma, Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Edilizia Privata – U.O. Condono Edilizio “Responsabile attività di verifica in merito al contenzioso” Servizio Contenzioso legale Ufficio Reiezioni – Attività amministrativa – Antiabusivismo Edilio – Rinunce, Repertorio nr. QI/849/2024 del 15.04.2024, numero protocollo QI/77594/2024 del 15.04.2024, notificata in data 03.05.2024, recante la “reiezione istanza di Condono prot. 0/566495 sot.0 del 10.12.2004 – abuso via Macomer 13 00132 Municipio VI”; - di tutti gli atti conseguenti e/o connessi a quelli impugnati.

Giustizia amministrativa202407573

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IV terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: due dinieghi di condono edilizio relativi a opere abusive consistenti in unità immobiliari residenziali

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato due determinazioni comunali di reiezione di istanze di condono presentate ai sensi del d.l. n. 269/2003, deducendo la violazione e falsa applicazione della l.r. n. 12/2004 e della l.r. n. 15/2008, dell'art. 3 l. n. 241/1990 e dell'art. 97 Cost., nonché eccesso di potere, errore manifesto, carenza istruttoria e difetto di motivazione. Le opere oggetto delle due istanze avevano volumetria complessiva dichiarata di mc 275, inferiore al limite di mc 600 previsto dalla normativa regionale. Il Comune aveva tuttavia considerato collegate ulteriori istanze riferite a un edificio di maggiore consistenza, assumendo una volumetria complessiva di mc 710 e quindi un esubero di mc 110. I ricorrenti hanno contestato che le ulteriori domande non risultassero presentate da uno di essi e hanno lamentato l'impossibilità di comprendere quali istanze fossero state effettivamente considerate, quale volumetria fosse stata attribuita a ciascuna e quale criterio di calcolo fosse stato utilizzato, anche con riguardo all'eventuale somma tra il volume del fabbricato principale e quello degli ampliamenti condonandi. L'istruttoria disposta dal TAR per acquisire tutte le pratiche richiamate nei dinieghi è rimasta sostanzialmente ineseguita, poiché l'amministrazione ha depositato soltanto la documentazione relativa alle istanze rigettate.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso per difetto di motivazione. Ha rilevato che è rimasto dubbio se e quali delle istanze di condono richiamate nei provvedimenti fossero riferibili ai ricorrenti, circostanza decisiva per il calcolo della volumetria complessiva e per verificare il superamento del limite legale. La documentazione depositata dall'amministrazione non ha consentito di colmare tale lacuna e la sentenza richiamata dal Comune non risultava congruente con i numeri di protocollo indicati nei dinieghi. Il Comune dovrà quindi riesercitare il potere, allegando ai nuovi provvedimenti le istanze effettivamente riferibili ai ricorrenti e indicando, per ciascuna, la volumetria rilevante ai fini del superamento o meno del limite di legge. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • d.l. n. 269/2003

    Costituisce il riferimento normativo delle istanze di condono edilizio oggetto dei dinieghi impugnati.

  • l.r. n. 12/2004

    Prevede, secondo quanto riportato nella sentenza, il limite volumetrico di mc 600 rilevante per la sanatoria delle costruzioni abusive.

  • l.r. n. 15/2008

    Richiamata dai ricorrenti quale disciplina asseritamente violata dall'amministrazione.

  • art. 3 l. n. 241/1990

    Impone una motivazione idonea a rendere comprensibili i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche del diniego; nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta insufficiente perché non permetteva di individuare le istanze e le volumetrie considerate.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato dai ricorrenti in relazione ai principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa.

Massime di principio

  • Il diniego di condono edilizio fondato sul superamento di un limite volumetrico deve indicare con sufficiente precisione le istanze, gli immobili e le volumetrie concretamente considerate nel calcolo, consentendo al destinatario di comprendere la ragione ostativa e di verificarne la correttezza.
  • Quando l'amministrazione cumula più istanze di condono perché riferite a un unico edificio o a un unico intervento edilizio, deve dimostrare la riferibilità soggettiva e oggettiva di ciascuna pratica e specificare il contributo volumetrico di ognuna al superamento del limite legale.
  • La motivazione del diniego non può essere integrata in giudizio mediante il semplice richiamo a documenti o provvedimenti non congruenti con le pratiche e i numeri di protocollo indicati nell'atto impugnato.
  • Qualora l'istruttoria giudiziale evidenzi l'incertezza sulle pratiche utilizzate dall'amministrazione per fondare il diniego, il giudice può annullare l'atto per difetto di motivazione e imporre la riedizione del potere con una nuova determinazione adeguatamente istruita e motivata.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del potere

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