Cassazione Penale, Sentenza n. 4829/2022 del 10/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza d'appello con tre censure: 1) assenza di dolo specifico nella bancarotta fraudolenta documentale, lamentando che non risultano accertamenti dibattimentali e che non gli sarebbe stata mai richiesta la consegna dei documenti; 2) illogicità della motivazione che equiparerebbe la mancata rinvenibilità sopravvenuta dei beni alla prova della loro distrazione/occultamento; 3) illogicità e generica attribuzione al suo operato, come amministratore e poi liquidatore, delle operazioni che avrebbero cagionato il dissesto, senza individuazione delle singole condotte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità, ritenendo le doglianze reiterative di questioni già esaminate e correttamente respinte in sede d'appello. In particolare: sul primo motivo la Corte rileva che l'appello ha motivatamente collegato la sottrazione dei libri ad altri comportamenti (omessi adempimenti fiscali e distrazione di poste attive) e che il ricorrente avrebbe potuto depositare i documenti di cui disponeva; sul secondo motivo la Corte d'appello ha correttamente applicato il principio per cui la prova della distrazione o occultamento può desumersi dalla mancata dimostrazione da parte dell'amministratore della destinazione dei beni; sul terzo motivo la Cassazione conferma la valutazione che il protratto mancato pagamento di imposte e contributi (2005-2012) per circa 3 milioni di euro costituisce scelta gestionale rilevante e prevedibile causa del dissesto. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 219, comma 1, Legge fallimentare
La circostanza aggravante di cui all'art. 219, comma 1, è stata esclusa dalla Corte d'appello; la Cassazione riporta la decisione di esclusione ma non contesta la valutazione d'appello.
art. 606, comma 1, cod. proc. pen.
È la norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; i motivi proposti dal ricorrente sono stati valutati alla stregua di tali lettere ma ritenuti privi di specificità e perciò inammissibili.
art. 87, Legge fallimentare
Richiama l'obbligo di verità imposto al fallito/administratore interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni; da questo obbligo deriva la possibilità di desumere la distrazione dalla mancata prova documentale fornita dall'amministratore.
Massime di principio
- La prova della distrazione o dell'occultamento dei beni nella bancarotta fraudolenta può essere desunta dalla mancata dimostrazione, da parte dell'amministratore, della destinazione dei beni stessi: semplici asserzioni generiche non bastano.
- L'obbligo di rispondere al curatore e di conservare la garanzia patrimoniale verso i creditori (art. 87 L. fall.) giustifica un'anticipazione dell'onere probatorio sull'amministratore quando i beni risultano assenti rispetto all'ultimo bilancio.
- Le censure in Cassazione devono essere specifiche e indicare punti di fatto o di diritto non adeguatamente valutati; la mera riproposizione di argomentazioni già esaminate e rigettate in appello rende il ricorso inammissibile.
- La persistente e sistematica omissione degli obblighi fiscali e contributivi, quando coincidente con il periodo di gestione dell'amministratore e con importi rilevanti, può legittimamente essere ritenuta causa deliberata o prevedibile del dissesto.
- Se si intende contestare il dolo o l'esistenza di determinate operazioni causative del dissesto, occorre indicare specificamente quali atti o comportamenti non furono provati o risultano contraddittori nel materiale probatorio, non limitandosi a censure generiche.
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