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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9975/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per il reato commesso il 2 agosto 2021 (tentativo di impossessarsi strappando una collana d'oro del valore di circa 1.000 euro). Due motivi: 1) vizio nella determinazione della pena per non aver applicato nella massima estensione le riduzioni previste per il tentativo e per le circostanze attenuanti generiche; 2) diniego dei benefici (sospensione condizionale della pena e non menzione), con riferimento anche a una sentenza di assoluzione successiva (Tribunale di Savona, sent. n. 1045 del 9/9/2022) relativa a un fatto analogo commesso il 14/08/2021, prodotta in memoria.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi proposti fossero meramente riproduttivi di censure già esaminate e correttamente disattese in sede di gravame. Ha inoltre sottolineato l'ampia discrezionalità del giudice di merito sulla determinazione della pena e sui benefici, trovando la motivazione della Corte di appello congrua: la gravità del fatto e l'avanzato stadio del tentativo giustificano la determinazione della pena; il diniego dei benefici è stato fondato su due ragioni autonome (assenza di fonti lecite di sostentamento e commissione di un fatto analogo dopo dodici giorni dall'arresto). L'assoluzione successiva non ha eliminato la prima ragione, che è stata ritenuta sufficiente a sostenere il rigetto. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità, condanna alle spese processuali e condanna al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 56

    Stabilisce la disciplina della tentata punibilità con riduzione della pena. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto applicabile la normativa sul tentativo ma non nella massima estensione della riduzione, per l'avanzato stadio del tentativo e la gravità delle modalità.

  • Codice penale, art. 624-bis

    Fattispecie del 'furto con strappo' o simile condotta di appropriazione mediante strappo; la condotta è stata qualificata come tentata ai sensi dell'art. 56.

  • Legge n. 176/2020, art. 23, comma 8

    art. 23, comma 8 legge n. 176 del 2020

    Consente il trattamento del ricorso senza intervento delle parti secondo le modalità previste dalla norma (procedura semplificata), modalità applicata nella trattazione del ricorso.

  • Codice di procedura penale, art. 61

    Consente la produzione in memoria di documenti e atti a sostegno delle argomentazioni; la Corte ha preso in considerazione la sentenza di assoluzione prodotta in memoria ma ha ritenuto che essa non neutralizzasse la ragione autonoma che giustificava il diniego dei benefici.

Massime di principio

  • L'appello non può limitarsi a riprodurre argomentazioni già esaminate: motivi meramente riproduttivi sono spesso dichiarati inammissibili.
  • Il giudice di merito dispone di ampia discrezionalità nella determinazione della pena e nella concessione dei benefici; la motivazione deve spiegare i criteri adottati, ma non è tenuta a un esame esaustivo di ogni elemento.
  • La riduzione di pena per il tentativo (art. 56 c.p.) è applicabile ma la sua entità può essere attenuata se il tentativo è in uno stadio avanzato o le modalità sono particolarmente gravi.
  • Il diniego della sospensione condizionale e della non menzione può essere motivato su più basi autonome (es. assenza di fonti lecite di sostentamento; commissione di fatto analogo in breve tempo): basta una sola ragione idonea per sostenere il rigetto.
  • Una successiva assoluzione in un procedimento diverso non elimina automaticamente le valutazioni basate su elementi indipendenti e documentati che giustificano la decisione di diniego dei benefici.
  • Per aumentare le chance di successo in casi analoghi, l'impugnante dovrebbe produrre elementi nuovi e pertinenti non già esaminati in sede di gravame (prove documentali sulla fonte di reddito lecita, elementi di buona condotta o errori probatori del giudice di merito).

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