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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02307/2024 del 23/01/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (impresa)

La controversia

Due ordinanze-ingiunzione avevano sanzionato una società per aver conferito incarichi professionali retribuiti a un docente universitario a tempo indeterminato nel 2015-2016 senza la previa autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza del docente. La società, insieme a due persone fisiche indicate nel ricorso, aveva proposto opposizione e poi ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che aveva confermato la validità delle sanzioni. I motivi di ricorso riguardavano: la competenza territoriale dell'autorità che aveva emesso le ordinanze, sostenendo che l'illecito omissivo si consumasse nel luogo in cui avrebbe dovuto pervenire la richiesta di autorizzazione; la prova del luogo di conclusione dei contratti; la pretesa motivazione apparente della sentenza di appello; la natura dell'attività svolta dal docente, che secondo i ricorrenti sarebbe stata liberamente esercitabile; l'insussistenza dell'elemento soggettivo e l'errore incolpevole; e infine la liquidazione delle spese di lite e dei compensi, oltre a una questione di legittimità costituzionale dell'art. 53, comma 9, d.lgs. 165/2001 e dell'art. 6, comma 1, d.l. 79/1997.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo e il terzo motivo, ha dichiarato assorbito il secondo, ha dichiarato inammissibili il quarto e il quinto, e ha accolto parzialmente il sesto motivo limitatamente alla regolazione delle spese. Nel merito ha escluso la condanna solidale dei ricorrenti al pagamento di € 12.678,00 per il primo grado, rilevando che l'Agenzia delle Entrate in primo grado era stata difesa da un funzionario interno e non dall'Avvocatura dello Stato, quindi non spettavano compensi; per il secondo grado ha sostituito IVA, CPA e accessori con le spese prenotate a debito, poiché la difesa dell'Agenzia era stata assunta dall'Avvocatura dello Stato. Ha compensato per un quarto le spese del giudizio di legittimità, ponendo la restante frazione a carico dei ricorrenti. La questione di costituzionalità è stata ritenuta infondata nei termini prospettati.

Norme richiamate

  • art. 18 L. 24 novembre 1981, n. 689

    norma richiamata come base procedurale per l'emanazione delle ordinanze-ingiunzione

  • art. 53, comma 9, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165

    prevede l'obbligo per enti pubblici economici e datori di lavoro privati di chiedere la preventiva autorizzazione all'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico prima di conferire incarichi retribuiti; la Corte ne conferma la legittimità e la portata sanzionatoria

  • art. 6, comma 1, D.L. 28 marzo 1997, n. 79 conv. con modif. in L. 28 maggio 1997, n. 140

    richiamato quale base sanzionatoria insieme all'art. 53, comma 9, d.lgs. 165/2001

  • art. 17, comma 5, L. n. 689/1981

    richiamato dai ricorrenti nel motivo sulla competenza territoriale

  • artt. 13 e 14 L. n. 689/1981

    richiamati dai ricorrenti nel motivo sulla competenza territoriale

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato in relazione al principio di non contestazione; la Corte esclude la violazione nei termini dedotti

  • art. 2697 c.c.

    richiamato per il riparto dell'onere della prova; la Corte afferma che l'onere di provare gli elementi positivi della buona fede grava sull'opponente

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato a sostegno della censura di motivazione apparente; la Corte esclude il vizio

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato insieme all'art. 132 c.p.c. sulla motivazione

  • art. 6, comma 10, L. n. 240/2010

    richiamato per sostenere la libera esercitabilità dell'attività del docente; la Corte ritiene infondata la lettura proposta

  • art. 53, commi 9 e 10, d.lgs. 165/2001

    richiamati per la disciplina degli incarichi extraistituzionali e delle conseguenze della violazione

  • art. 3 L. n. 689/1981

    richiamato per l'errore incolpevole; la Corte afferma che l'esimente opera solo se l'errore è inevitabile e provato dall'opponente

  • art. 6, comma 11, d.lgs. n. 150/2011

    richiamato in relazione all'onere della prova nella fase oppositiva

  • art. 384 c.p.c.

    utilizzato per la decisione nel merito sulla regolazione delle spese

  • art. 91 c.p.c.

    richiamato per la condanna alle spese; la Corte corregge parzialmente la statuizione impugnata

  • D.M. n. 55/2014

    richiamato per la liquidazione dei compensi professionali

  • art. 23 L. 11 marzo 1953

    richiamato per la questione di legittimità costituzionale

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    richiamato per l'obbligo di versamento del contributo unificato in caso di rigetto/definizione sfavorevole

  • artt. 3, 24, 27, 41, 97, 117 Cost.

    richiamati dai ricorrenti a fondamento della questione di legittimità costituzionale

  • artt. 6 e 7 CEDU

    richiamati dai ricorrenti nel supporto alla questione costituzionale

  • art. 76 Cost.

    richiamato dalla Corte nel confronto con la sentenza costituzionale n. 98/2015

Massime di principio

  • In tema di sanzioni amministrative per illecito omissivo di pura condotta, la competenza territoriale dell'autorità procedente si determina con riguardo al luogo in cui la violazione è stata accertata, che coincide con il luogo di commissione dell'illecito.
  • La mancata contestazione di un fatto non esonera automaticamente dal relativo accertamento quando il fatto non sia stato realmente e specificamente posto in discussione dall'altra parte o quando la valutazione richiami un complessivo quadro documentale.
  • Il vizio di motivazione apparente ricorre solo quando la motivazione, pur esistente graficamente, non consenta di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice; non basta che il giudice abbia aderito sinteticamente alle argomentazioni di una parte o abbia utilizzato passaggi tratti da atti difensivi.
  • Nel regime delle incompatibilità e degli incarichi extraistituzionali del pubblico impiego contrattualizzato, l'obbligo del privato datore di lavoro di richiedere la preventiva autorizzazione all'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico non è trasferibile al lavoratore; per il lavoratore rilevano le conseguenze della mancata autorizzazione previste dalla disciplina specifica.
  • L'esimente della buona fede o dell'errore incolpevole nelle violazioni amministrative richiede la prova, a carico dell'opponente, di elementi positivi esterni idonei a ingenerare l'erroneo convincimento di liceità e dell'avere fatto tutto il possibile per osservare la legge.
  • Quando la censura investe l'apprezzamento delle prove e la ricostruzione del fatto operata dal giudice di merito, il controllo di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione del materiale probatorio.
  • In tema di spese processuali, se la parte pubblica è difesa in primo grado da un proprio funzionario interno e non dall'Avvocatura dello Stato, non sono dovuti compensi professionali; se invece è difesa dall'Avvocatura in appello, le spese vanno liquidate secondo il regime delle spese prenotate a debito.
  • La declaratoria di infondatezza della questione di legittimità costituzionale segue quando la norma sanzionatoria contestata non presenta, per la Corte, profili di irrazionalità o di contrasto con i parametri evocati, specie se la precedente pronuncia costituzionale ha riguardato una diversa disposizione o un diverso vizio (ad es. eccesso di delega).

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniLicenziamento
RamiProcesso civileLavoro
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaNullità

Testo integrale

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