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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 14209/2023 del 23/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I coniugi Paroli e Nava hanno convenuto il Comune di Brescia per immissioni acustiche intollerabili provenienti da via Fratelli Bandiera (avventori di esercizi pubblici che stazionavano in strada nelle sere estive). Hanno chiesto l'accertamento dell'intollerabilità ex art. 844 c.c., la condanna del Comune alla cessazione delle immissioni o all'adozione di misure idonee (facere) e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

La decisione

La prima sentenza di merito (Tribunale di Brescia) aveva condannato il Comune a far cessare le immissioni (anche tramite servizio di vigilanza) e a risarcire i ricorrenti. In appello il Comune vinse: la Corte d'appello di Brescia rigettò le domande ritenendo che non sussistesse un obbligo normativo specifico dell'ente tale da fondare responsabilità omissiva e che il giudice ordinario non potesse sostituirsi all'amministrazione nella determinazione delle modalità di un pubblico servizio (richiamando art. 113 Cost. e art. 4 legge 2248/1865 all. E). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei coniugi: ha ritenuto che l'art. 844 c.c. e il principio neminem laedere si applicano anche nei confronti della P.A., che la P.A. può essere condannata sia al risarcimento (art. 2043 c.c.) sia a un facere volto a riportare le immissioni entro la soglia di tollerabilità, e che tali domande non comportano necessariamente un'ingiustificata ingerenza del giudice ordinario nelle scelte discrezionali dell'amministrazione. Ha cassato la sentenza impugnata e rinviato la causa alla Corte d'appello di Brescia in diversa composizione.

Norme richiamate

  • art. 844 c.c.

    Regola le immissioni: applicabile anche quando le immissioni nocive provengono da aree pubbliche; può fondare una domanda inibitoria (facere) e risarcitoria nei confronti della P.A. proprietaria dell'area.

  • art. 2043 c.c.

    Fondamento della responsabilità civile per fatto illecito anche della P.A. quando venga violato il principio neminem laedere per mancata diligenza nella gestione dei beni pubblici.

  • art. 2059 c.c.

    Riferimento alla quantificazione del danno non patrimoniale come titolo risarcitorio conseguente alle immissioni intollerabili.

  • art. 32 Cost.

    Richiamato come tutela costituzionale del diritto alla salute, valore che legittima l'intervento del giudice ordinario in presenza di immissioni lesive.

  • art. 113 Cost.

    Richiamato dalla Corte d'appello per argomentare i limiti della giurisdizione ordinaria; la Cassazione ha però precisato che il rispetto di questi limiti non impedisce al giudice ordinario di accertare responsabilità e ordinare misure non autoritative.

  • art. 4 legge 20 marzo 1865 n. 2248 All. E

    Richiamato dalla Corte territoriale per sostenere che il giudice ordinario non può dettare modalità di un pubblico servizio; la Cassazione ha chiarito che ciò non esclude la possibilità di imporre alla P.A. interventi idonei ed esigibili per ripristinare la legalità e tutelare diritti soggettivi.

  • art. 8 CEDU

    Richiamato nella prospettiva della protezione della vita privata/familiare rispetto a immissioni che ne compromettano l'esercizio.

  • art. 42 Cost.

    Richiamato nel quadro dei beni tutelati (proprietà) che non possono essere affievoliti senza atto idoneo; le immissioni lesive possono giustificare tutela giurisdizionale.

  • art. 832 c.c.

    Norma sul diritto di proprietà, citata nel contesto della tutela della proprietà privata rispetto a immissioni esterne.

  • legge n. 447/1995, artt. 6 e 14

    Normativa quadro sull'inquinamento acustico citata come fonte normativa di tutela della quiete e delle misure tecniche da adottare.

  • d.lgs. n. 267/2000, artt. 50 e 54

    Norme del testo unico sugli enti locali che individuano competenze/obblighi dell'ente comunale; utilizzate dai ricorrenti per mostrare l'esistenza di compiti di vigilanza a carico dei Comuni.

  • d.lgs. n. 267/2000, art. 54

    Richiamato dalla Corte d'appello per argomentare sui limiti dell'obbligo del sindaco; la Cassazione ha osservato che la questione va valutata alla luce dell'obbligo generale di non recare danno e delle norme specifiche applicabili.

  • legge Regione Lombardia n. 13/2001, art. 15

    Indicata come fonte regionale che attribuisce compiti di vigilanza e controllo comunale in materia di inquinamento acustico.

  • Regolamento Comune di Brescia, artt. 36 e 38

    Regole comunali sul rispetto della quiete pubblica richiamate come strumenti normativi locali che possono concorrere a fondare l'obbligo di intervento dell'ente.

Massime di principio

  • La P.A. può essere ritenuta responsabile per immissioni nocive provenienti da aree pubbliche (es. strade) ai sensi dell'art. 844 c.c. e dell'art. 2043 c.c.; la titolarità dell'area da parte dell'ente non esclude responsabilità qualora manchi la diligenza nella gestione del bene.
  • Il giudice ordinario è competente a valutare e ad accertare la responsabilità e a pronunciare inibitorie (facere) e risarcitorie contro la P.A. quando le domande non investono atti autoritativi o scelte discrezionali insuscettibili di sindacato, ma mirano al rispetto del principio neminem laedere e alla tutela di diritti soggettivi (salute, proprietà, vita familiare).
  • Il giudice non può sostituirsi arbitrariamente all'amministrazione nelle scelte tipicamente discrezionali o nell'organizzazione di servizi pubblici; tuttavia può ordinare alla P.A. di adottare interventi idonei ed esigibili per ripristinare la legalità e la tollerabilità delle immissioni, senza dettare modalità tecniche di gestione che travalichino la giurisdizione.
  • In cause simili è utile documentare accuratamente l'intollerabilità delle immissioni (prove tecniche, valore soglia, danni subiti), richiamare norme nazionali, regionali e regolamenti comunali che attribuiscono compiti all'ente, e proporre sia domanda risarcitoria sia inibitoria per ottenere tutela completa.
  • Se la controversia riguarda atti o autorizzazioni amministrative specifiche (es. concessioni che autorizzano l'uso di aree pubbliche), può sussistere anche la competenza del giudice amministrativo; occorre valutare caso per caso se la domanda implichi sindacato su atti autoritativi o solo obblighi di tutela dei diritti privati.

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