Sentenza del 05/10/2022 n. 28937 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La M. Srl ha impugnato l'avviso di accertamento relativo alla rendita catastale di un'unità immobiliare nel Comune di Salerno, sostenendo che l'Ufficio aveva rettificato la rendita facendo ricorso al criterio del costo di costruzione deprezzato anziché al valore venale desumibile dai prezzi correnti di vendita di unità immobiliari analoghe. Dopo il rigetto in primo grado e in appello, la Suprema Corte con ordinanza n. 12790/2018 ha cassato con rinvio la sentenza d'appello ritenendo che i giudici di merito non avessero verificato la priorità della stima diretta (valore venale) prevista dall'art. 28 D.P.R. 1142/1949 e che l'Ufficio non avesse correttamente giustificato il ricorso al criterio del costo. L'Agenzia ha quindi proposto ricorso per revocazione avanti la Corte suprema denunciando un presunto errore di fatto nella predetta ordinanza; la Corte ha ritenuto però che non si trattasse di un errore percettivo di fatto, bensì di una questione di diritto/di valutazione sull'applicazione dei criteri di stima, e ha dichiarato il ricorso inammissibile.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto dall'Agenzia delle Entrate (ex art. 391-bis e art. 395 c.p.c., n. 4), confermando implicitamente la correttezza dell'orientamento espresso nell'ordinanza n. 12790/2018 che aveva cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale e rinviato la causa per mancata applicazione del criterio prioritario della stima diretta (valore venale). Non sono state liquidate spese, non essendosi costituita la parte intimata.
Norme richiamate
D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 28
ai sensi dell'art. 28 D.P.R. citato, il valore si determina, quindi, secondo i prezzi correnti per la vendita di unità immobiliari analoghe
La stima diretta basata sul valore venale (prezzi correnti di mercato per unità analoghe) costituisce il criterio prioritario per la determinazione della rendita catastale; il criterio del costo di costruzione può essere adottato solo se non è possibile procedere alla stima diretta.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 34
Conferma la rilevanza della stima diretta nella determinazione del classamento e della rendita per gli immobili di categoria D, in coerenza con il D.P.R. 1142/1949.
Codice di procedura civile, art. 391-bis
Norma che disciplina il procedimento di revocazione delle decisioni della Corte di cassazione; il ricorso deve essere fondato sui presupposti previsti dalle norme seguenti (art. 395).
Codice di procedura civile, art. 395, n. 4
Limita la revocazione a un errore di fatto consistente in una falsa percezione della realtà immediatamente e oggettivamente rilevabile (p.es. affermazione di un fatto decisivo attestato dagli atti come inesistente o viceversa); non comprende errori di diritto o di valutazione giudiziale.
D.L. 30 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis (conv. L. n. 176/2020) e D.L. 30 dicembre 2021, n. 228, art. 16, comma 1
Predisposizioni procedurali straordinarie che hanno consentito la trattazione in camera di consiglio senza la presenza fisica delle parti in udienza pubblica, utilizzate nel procedimento in esame.
Massime di principio
- Per gli immobili di categoria D la stima diretta basata sul valore venale (prezzi correnti di vendita di unità analoghe) è il criterio primario: il criterio del costo di costruzione può essere usato solo se è impossibile effettuare la stima diretta.
- L'amministrazione che adopera un criterio alternativo al valore venale (p.es. costo di costruzione) deve dimostrare l'impossibilità di ricorrere alla stima diretta o l'assenza di elementi di mercato comparabili; l'onere della prova grava sull'Amministrazione.
- Documenti comprovanti prezzi di mercato o compravendite anche non perfettamente coeve possono essere rilevanti per determinare il valore venale se offrono un parametro affidabile; il giudice deve valutare e motivare la priorità della stima diretta rispetto ad altri criteri.
- In Cassazione il rimedio della revocazione per errore di fatto (art. 395 c.p.c., n. 4) è molto ristretto: rileva solo l'errore percettivo immediatamente verificabile negli atti e non può essere usato per contestare valutazioni giuridiche o di merito espresse dalla Corte.
- Nelle controversie tributarie riguardanti classamento e rendita catastale è essenziale che il giudice di merito si pronunci esplicitamente sulla possibilità o meno di applicare la stima diretta prima di ricorrere a metodi sostitutivi.
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