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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33416/2024 del 03/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., il riconoscimento del vincolo di continuazione tra due sentenze irrevocabili: la sentenza sub 1 (condanna per furto pluriaggravato del 27/11/2013) e la sentenza sub 2 (condanne per pluralità di furti commessi il 18/01/2014 e 24/03/2014 e altri reati). Il motivo del ricorso in Cassazione è la presunta errata applicazione della disciplina del reato continuato da parte del Tribunale di Marsala, che avrebbe escluso l'unicità del disegno criminoso senza tenere conto della breve distanza temporale (circa 2 mesi), della reiterazione della condotta e dell'omogeneità dei reati; il ricorrente ha dedotto che tali elementi dimostrerebbero una programmazione unitaria delle condotte.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Marsala che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento della continuazione. La Corte ha richiamato il principio per cui l'unicità del disegno criminoso richiede la preventiva e unitaria ideazione dei reati e deve essere dimostrata tramite indici esteriori pregnanti (contiguità spazio-temporale, omogeneità delle violazioni, analogia del modus operandi, sistematicità, medesimi coautori). Ha ritenuto corretta la motivazione del giudice d'esecuzione che, pur riconoscendo contiguità temporale e omogeneità di alcuni reati, ha evidenziato differenze significative: diversi coautori, modalità esecutive differenti (furto di cavi di rame con effrazione vs. furti su auto e in abitazione con destrezza e con la presenza di minacce/incendi), l'intervallo temporale (2-4 mesi) e la precedente valutazione di merito che aveva riconosciuto continuità solo tra alcuni furti escludendola per altri reati. La Corte ha inoltre evidenziato che la mera abitualità o lo "stile di vita" del reo non sono sufficienti a provare l'unità di ideazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'istanza al giudice dell'esecuzione per il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più sentenze irrevocabili; richiede valutazione della sussistenza dell'unicità del disegno criminoso con prova tramite indici esteriori significativi

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che riguarda la liquidazione delle spese processuali; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

Massime di principio

  • Il vincolo di continuazione richiede che, al momento del primo reato, i successivi fossero pianificati almeno nelle linee essenziali: non basta la mera ripetizione di reati o la loro vicinanza temporale
  • Gli indici significativi per riconoscere la continuazione sono: contiguità spazio-temporale, identità del bene protetto, omogeneità delle fattispecie, analogia del modus operandi, sistematicità e presenza degli stessi coautori; uno di questi può essere decisivo solo se pregnante
  • Lo "stile di vita" o l'abitualità a delinquere non sostituiscono la prova dell'unità di ideazione e da soli non sono sufficienti per il riconoscimento della continuazione
  • Se in sede di cognizione è stata riconosciuta la continuazione per alcuni reati e esclusa per altri, il giudice dell'esecuzione può discostarsene ma deve motivare specificamente le ragioni per cui quei reati non rientrano nel medesimo disegno criminoso
  • L'onere di allegare elementi concreti e specifici a sostegno della richiesta di riconoscimento del reato continuato grava sul condannato che propone l'istanza ex art. 671 c.p.p.

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