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Sentenza

Sentenza n. 1134/2026 - Salerno, Sezione 2

Giustizia amministrativa202500790

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: nota comunale che intimava di demolire opere abusive e ripristinare lo stato dei luoghi entro novanta giorni dalla notificazione, imponendo nello stesso termine la comunicazione dell’avvenuta esecuzione mediante perizia asseverata

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente impugnava la nota comunale del 23 aprile 2025, adottata in esecuzione della precedente ordinanza di demolizione relativa a due tettoie aperte in ferro. Deduceva, in primo luogo, la violazione della precedente sentenza del TAR e dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, sostenendo che la nota fosse intempestiva perché adottata mentre era ancora pendente il termine per appellare la sentenza. Deduceva inoltre carenza assoluta di istruttoria e motivazione, assumendo che il Comune avrebbe dovuto esplicitare le ragioni della scelta di far decorrere il termine dalla comunicazione della nota. Con un ulteriore motivo lamentava travisamento, difetto del presupposto, contraddittorietà e illogicità, sostenendo che l’obbligo di comunicare entro i medesimi novanta giorni l’avvenuta demolizione mediante perizia asseverata non trovasse fondamento normativo. Nel corso del giudizio è emerso che una delle tettoie era stata demolita, mentre l’altra non era stata rimossa; la ricorrente ha chiesto la concessione di un nuovo termine, sostenendo che la demolizione fosse stata impedita dalla sospensione cautelare disposta dal Consiglio di Stato.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso, esaminando congiuntamente le censure per la loro affinità. Ha ritenuto legittima la nota perché conforme all’art. 31 d.P.R. 380/2001 e alla disciplina dell’inottemperanza all’ordine di demolizione. Il termine di novanta giorni è funzionale alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi e, in caso di mancato adempimento, produce gli effetti acquisitivi previsti dalla legge. Il Collegio ha richiamato il principio dell’Adunanza Plenaria n. 16 del 2023, secondo cui la scadenza del termine di novanta giorni comporta anche la perdita della legittimazione del proprietario a presentare istanze di accertamento di conformità, in quanto viene meno la disponibilità giuridica del bene. Ha inoltre ritenuto decisiva la sentenza del Consiglio di Stato n. 2860 del 9 aprile 2026, che aveva definitivamente accertato la natura abusiva delle opere, la necessità del permesso di costruire e l’inidoneità della SCIA, nonché l’assenza dei presupposti per la proroga e per l’utilizzo temporaneo dell’area ai sensi dell’art. 23-quater d.P.R. 380/2001. La sospensione cautelare della nota aveva temporaneamente sospeso la decorrenza del termine, ma, dopo la decisione sfavorevole del Consiglio di Stato, la ricorrente aveva avuto un periodo sufficiente per completare la demolizione. Il termine è stato ritenuto scaduto il 19 maggio 2026; la demolizione parziale e tardiva non è stata considerata sufficiente. Le spese sono state compensate per la connessione con altro giudizio.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune.

    Il termine di novanta giorni assegnato con l’ingiunzione di demolizione costituisce il termine entro il quale il responsabile deve demolire e ripristinare lo stato dei luoghi; il suo inutile decorso determina gli effetti acquisitivi previsti dalla legge. Il termine può essere prorogato dal Comune, con atto motivato, solo nei casi e nei limiti previsti dalla norma.

  • art. 31, comma 4, d.P.R. 380/2001

    Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime [...] sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune.

    La scadenza del termine senza integrale demolizione e ripristino produce l’acquisizione gratuita del bene e dell’area nei limiti legalmente stabiliti.

  • art. 23-quater d.P.R. 380/2001

    L’utilizzo temporaneo di immobili e spazi urbani è precluso quando le opere sono abusive e hanno determinato un’irreversibile modifica dello stato dei luoghi, oltre a richiedere le finalità di rigenerazione, riqualificazione o recupero previste dalla norma.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    Il Consiglio di Stato, nella sentenza richiamata dal TAR, ha ritenuto che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso, con conseguente dequotazione dei vizi formali e procedimentali.

Massime di principio

  • Il termine di novanta giorni previsto dall’art. 31 d.P.R. 380/2001 per adempiere all’ordine di demolizione decorre secondo quanto stabilito dall’ingiunzione e, salvo sospensioni giurisdizionali o proroghe validamente disposte, il suo inutile decorso determina gli effetti acquisitivi previsti dalla legge.
  • La proroga del termine per la demolizione costituisce un’eccezione rimessa alla valutazione dell’amministrazione e richiede la ricorrenza delle specifiche esigenze previste dall’art. 31 d.P.R. 380/2001; non sussiste un diritto automatico del destinatario dell’ordine a ottenere una proroga.
  • Dopo la scadenza del termine per ottemperare all’ordine di demolizione, il proprietario perde la legittimazione a presentare un’istanza di accertamento di conformità, poiché l’acquisizione legale del bene comporta il venir meno della disponibilità giuridica dell’immobile.
  • La sospensione cautelare dell’efficacia dell’ordine o della comunicazione esecutiva sospende gli effetti del termine per la demolizione per la durata della misura; una volta venuta meno la sospensione, il destinatario deve completare l’adempimento nel tempo residuo, salvo diverso provvedimento giudiziale.
  • Opere stabilmente infisse al suolo, di rilevanti dimensioni e destinate a un insediamento produttivo permanente costituiscono nuova costruzione soggetta a permesso di costruire e non possono essere legittimate mediante SCIA quando comportano una trasformazione permanente del territorio.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniTitoli abilitativi ediliziAutotutela
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunaleDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiEfficacia ed esecutorietàDiscrezionalità amministrativa e tecnicaAutotutela decisoriaDifetto di motivazione

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