Cassazione Penale, Sentenza n. 37215/2025 del 14/11/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto che ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di beni, deducendo violazione di legge e vizi di motivazione. Si è censurata la valutazione della "pericolosità" e dell'"abitualità" in quanto la Corte di merito avrebbe collegato fatti distanti nel tempo (reati tra 1998-2014 e nuovi fatti tra 2020-2022) senza adeguata distinzione tra condotte autonome e continuative. Si è contestata la valutazione della sproporzione patrimoniale e la mancata considerazione di prove documentali sulla lecita provenienza delle somme e sul valore reale dell'immobile, nonché l'uso di intercettazioni e dichiarazioni confessorie per fondare la qualificazione lucrogenetica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fornito motivazione puntuale e congrua: per Bianchi ha evidenziato il coinvolgimento diretto in un furto del 22.12.2022, la condanna per il delitto di cui all'art. 512-bis (fatti 2020-2022), precedenti per furti 1998-2013, elementi emersi da conversazioni intercettate e l'assenza di redditi dichiarati 2014-2022; per Negro analoga valutazione tra precedenti condanne, condanna 512-bis e conversazioni. La Corte d'appello ha collegato i fatti in un quadro unitario che prova abitualità lucrogenetica e sproporzione patrimoniale (circa 285.562,00 euro) non giustificata da prove di entrate lecite adeguate. La Cassazione ha ritenuto che i ricorrenti chiedessero in realtà una rivalutazione del merito e non individuassero vizi di diritto o motivazione, condannandoli alle spese.
Norme richiamate
art. 512-bis cod. pen.
La norma è stata utilizzata come riferimento per reati lucrogenetici e per fondare la pericolosità qualificata (intestazioni fittizie di beni come elemento tipico della produzione di reddito illecito).
Sentenza Corte costituzionale n. 24 del 2019
Richiamata dalla difesa per sostenere che i fatti fossero non abituali; la Corte di Cassazione ha però ritenuto che, nel quadro probatorio complessivo (condanne, intercettazioni, assenza di redditi), la valutazione di abitualità e la connessione sistemica delle condotte fosse adeguatamente motivata.
Massime di principio
- La valutazione di "abitualità" e di pericolosità sociale può legittimamente fondarsi su un quadro complessivo che unisce precedenti penali, condanne recenti, intercettazioni e dati patrimoniali: non è necessario che ogni singolo fatto, isolatamente, dimostri abitualità, purché il giudice spieghi la connessione sistemica.
- Intercettazioni e dichiarazioni confessorie, se ritenute attendibili dai giudici di merito, possono colmare intervalli temporali privi di condanne e contribuire a ricostruire uno "stile di vita" criminoso; in Cassazione la censura deve però investire la motivazione e non limitarsi a chiedere una diversa valutazione delle prove.
- La prova della provenienza lecita dei beni grava su chi la deduce; l'assenza di redditi dichiarati unita a una sproporzione patrimoniale plausibilmente calcolata può legittimare misure ablative se il giudice motivi sull'impossibilità di riconoscere entrate lecite sufficienti.
- I ricorsi in Cassazione contro provvedimenti di prevenzione sono difficili se si limitano a contestare la valutazione fattuale: occorre evidenziare vizi di diritto, contraddizioni manifeste o carenze motivazionali specifiche.
- Per contrastare efficacemente provvedimenti analoghi è utile produrre documentazione probatoria dettagliata (giustificativi di spese, flussi finanziari, donazioni, documenti bancari, perizie sui valori) e dimostrare, nel contraddittorio, alternative di spiegazione coerenti e riferite ai punti motivazionali rilevanti.
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