Cassazione Civile, Ordinanza n. 16327/2022 del 20/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (autore del fatto)
La controversia
Il soggetto che aveva agito in primo grado per il risarcimento dei danni asseritamente derivati da un’aggressione proponeva ricorso per cassazione contro la sentenza di appello che aveva rigettato la domanda risarcitoria. Con l’unico motivo denunciava: violazione dell’art. 2697 c.c., perché la Corte territoriale avrebbe posto a suo carico una prova ritenuta impossibile, ossia la dimostrazione che le lesioni dipendessero da un pugno sferrato dalla controparte; violazione dell’art. 2727 c.c., per non avere valorizzato una presunzione desumibile dal fatto certo delle lesioni; nullità del procedimento per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., assumendo che il giudice avesse erroneamente valutato il materiale probatorio.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze, pur formalmente prospettate come violazioni di legge, miravano in realtà a contestare la valutazione delle prove e il convincimento del giudice di merito circa la mancanza di prova del nesso tra la colluttazione e la specifica lesione allegata. La censura ex art. 2697 c.c. è stata esclusa perché non riguardava un errato riparto dell’onere probatorio, ma la ricostruzione fattuale operata dal giudice. Anche il richiamo agli artt. 2727 c.c. e 115-116 c.p.c. è stato ritenuto inidoneo a introdurre un vizio scrutinabile nei limiti del giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di cassazione ed è stato dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
La violazione dell’onere della prova è configurabile solo se il giudice attribuisce l’onere a una parte diversa da quella che ne è onerata in base alla distinzione tra fatti costitutivi ed eccezioni; non ricorre quando si contesta la valutazione delle prove.
art. 2727 c.c.
La denuncia della violazione sulla presunzione è inammissibile se non si prospetta un vizio di sussunzione degli indizi, ma solo una contestazione della loro idoneità probatoria.
art. 115 c.p.c.
Non può essere utilizzato per censurare in cassazione la valutazione del materiale probatorio, salvo che si alleghi l’uso di prove non dedotte dalle parti o fuori dai casi consentiti.
art. 116 c.p.c.
La norma non consente di sindacare in cassazione il prudente apprezzamento delle prove da parte del giudice di merito, che resta autonomo salvo che la legge disponga diversamente.
art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.
È il veicolo della censura di violazione di legge, ma non può essere usato per rimettere in discussione l’accertamento fattuale o la valutazione probatoria.
art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c.
La nullità processuale non può essere dedotta in modo generico per contestare la valutazione delle prove, se non vi è una reale violazione delle regole processuali.
art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.
Il sindacato sulla valutazione delle prove è ammesso solo nei ristretti limiti del vizio di motivazione nei casi consentiti dalla norma.
art. 375 c.p.c.
Richiamato per la trattazione in camera di consiglio.
art. 376 c.p.c.
Richiamato per la trattazione camerale del ricorso.
art. 380-bis c.p.c.
Richiamato per la proposta del relatore e la comunicazione alle parti.
art. 13, co. 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
In caso di inammissibilità del ricorso, ricorrono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Massime di principio
- La violazione dell’art. 2697 c.c. è deducibile in cassazione solo quando il giudice abbia invertito il riparto dell’onere probatorio; non quando si contesti la mera valutazione delle prove raccolte.
- La deduzione di una presunzione non è ammissibile se il ricorso si limita a contestare la maggiore o minore persuasività degli indizi, senza denunciare un errore di sussunzione o di diritto.
- Gli artt. 115 e 116 c.p.c. non consentono di trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito sulla attendibilità o sufficienza del materiale probatorio.
- Quando il ricorso si risolve in una critica alla ricostruzione fattuale del giudice di merito, la censura è inammissibile se non rientra nei limiti del vizio motivazionale consentito dall’art. 360 c.p.c.
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