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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20769/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di accertamento della "collaborazione impossibile/inesigibile" ai fini dell'ammissione alla semilibertà. Il ricorrente, condannato per aver promosso e organizzato un'associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti (fatti del 2012), lamentava violazione di legge e difetto di motivazione: sosteneva che, a distanza di nove anni, non poteva fornire utili informazioni sulle forniture e sui luoghi di custodia delle sostanze e che l'assenza di status di collaboratore di giustizia non poteva essere ostativa al riconoscimento dell'impossibilità o inesigibilità della collaborazione. Richiamava inoltre il parere favorevole dell'equipe interna all'ammissione alla semilibertà.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale di sorveglianza che, basandosi sulle sentenze di condanna, ha evidenziato che il sodalizio si avvaleva di una rete di spacciatori non tutti identificati, fornitori non individuati e luoghi di custodia non accertati: elementi che, per la posizione direttiva e il ruolo del ricorrente, avrebbero potuto essere conosciuti e rivelati. La Corte ha escluso che il mero decorso del tempo renda automaticamente inesigibile la collaborazione, richiamando la giurisprudenza prevalente; ha pertanto confermato che la collaborazione era in astratto possibile e che il Tribunale ha adeguatamente motivato la decisione. In conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Utilizzato dalla Corte come base per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; applicazione della norma che disciplina la liquidazione delle spese per il giudizio di cassazione.

  • Sez. 1, n. 24056 del 15.04.2015 (Consoli), Rv. 263976

    Principio giurisprudenziale richiamato dalla Corte: la collaborazione non può essere ritenuta inesigibile solo perché, con il decorso del tempo, il suo apporto è divenuto processualmente irrilevante se il soggetto, nel periodo utile, aveva ritenuto di non prestare alcuna collaborazione.

Massime di principio

  • La sussistenza dell'impossibilità o inesigibilità della collaborazione va valutata concretamente, tenendo conto della posizione e del ruolo del detenuto nell'organizzazione criminosa e delle conoscenze che, per tale ruolo, avrebbe potuto avere.
  • Il mero decorso del tempo non costituisce di per sé prova dell'inesigibilità della collaborazione: se il soggetto non ha fornito indicazioni nel periodo utile, non può poi invocare il tempo trascorso per escludere l'obbligo di collaborazione.
  • La valutazione dell'equipe interna (parere favorevole alla semilibertà) è rilevante ma non vincolante: il giudice deve comunque accertare se la collaborazione poteva effettivamente produrre risultati utili alle indagini o alla individuazione di ulteriori responsabilità.
  • Nei reati complessi come il traffico organizzato di stupefacenti, la mancata identificazione di fornitori, luoghi di stoccaggio o di alcuni correi è un elemento che può legittimamente far ritenere la collaborazione ancora possibile e, dunque, esigibile.
  • Per chi richiede il riconoscimento dell'impossibilità/inesigibilità della collaborazione è utile documentare concretamente l'impossibilità materiale di fornire informazioni utili (perdita di fonti, irreperibilità degli elementi, sopravvenuta inutilità degli elementi investigativi) o comprovare tentativi reali di collaborazione precedenti.

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