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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20035/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 05/05/2022 che aveva respinto l'istanza di rescissione del giudicato relativa alla condanna del 19/12/2019 per i reati di cui agli artt. 624, 625 n.2 e n.5 c.p. Il motivo principale dedotto era la mancata traduzione in lingua straniera degli atti notificati (decreto di citazione a giudizio e verbale d'udienza notificati a mani proprie in lingua italiana), con la conseguente violazione degli artt. 420-bis e 629-bis c.p.p. e delle disposizioni in materia di traduzione degli atti processuali per imputati non italofoni (art. 169, comma 3 c.p.p. e art. 63 disp. att. c.p.p.). La difesa sosteneva che la mancata traduzione aveva impedito la conoscenza del processo da parte dell'imputato

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che gli atti fossero stati notificati a mani proprie e che la notifica personale costituisca forma di conoscenza privilegiata; la nullità derivante dalla mancata traduzione è qualificata come nullità a regime intermedio e, non essendo stata tempestivamente eccepita nei gradi opportuni, si considera sanata. La Corte ha inoltre osservato che per invocare l'assenza di conoscenza (art. 420-bis) è richiesta prova certa della mancata conoscenza, prova non fornita. Per queste ragioni il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 420-bis cod. proc. pen.

    Richiede prova certa della mancata conoscenza del processo da parte dell'imputato per dichiarare l'assenza; la Corte ha ritenuto che tale prova non sia stata fornita

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione ai requisiti di impugnazione e motivazione; il vizio prospettato (mancata traduzione) non è stato ritenuto idoneo a fondare il ricorso nella forma invocata

  • art. 169 cod. proc. pen.

    Disciplina le modalità di notifica; la notifica a mani proprie prevista da tale norma è considerata forma di conoscenza diretta e personale dell'atto

  • art. 169, comma 3 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di fornire la traduzione degli atti all'imputato alloglòtta; tuttavia la mancata traduzione è qualificata dalla giurisprudenza come nullità a regime intermedio se non tempestivamente eccepita

  • art. 63 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola gli obblighi di traduzione e assistenza linguistica in fase procedurale; richiamata in relazione all'obbligo di tradurre gli atti per l'imputato non italofono

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente l'imposizione, in caso di inammissibilità manifestamente infondata, dell'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende; applicata per determinare la sanzione di euro 3.000

Massime di principio

  • La notifica a mani proprie del decreto di citazione costituisce prova privilegiata di conoscenza del processo e presunzione di 'vocatio in ius'; chi contesta la conoscenza deve fornire prova convincente del contrario
  • La mancata traduzione degli atti per un imputato non italofono è generalmente qualificata come nullità a regime intermedio: va eccepita tempestivamente nei gradi procedurali utili, altrimenti si considera sanata
  • Per ottenere la rescissione del giudicato per mancata conoscenza del processo (art. 420-bis) è necessario dimostrare in modo certo e convincente l'assenza di conoscenza, non basta l'affermazione generica della mancata comprensione della lingua
  • Strategia difensiva: segnalare immediatamente la mancata traduzione e la mancanza di comprensione della lingua fin dalle prime fasi processuali (o in appello), raccogliendo prove (certificazioni linguistiche, atti che documentino l'assenza di traduttore o interprete, dichiarazioni rese tempestivamente)
  • La prima eccezione della nullità di traduzione non può essere fatta valere per la prima volta in Cassazione se la legge richiede che sia sollevata nei gradi precedenti; la tempestività è cruciale per non perdere il vizio

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