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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12693/2025 del 02/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale e ha dichiarato inammissibile la detenzione domiciliare. Il ricorrente contestava presunta inosservanza ed erronea applicazione della legge e difetto di motivazione, lamentando che il Tribunale non avrebbe valutato adeguatamente gli elementi positivi della sua personalità e del suo comportamento (assenza di reati dal 2013, impegni lavorativi e familiari, parere favorevole dell'indagine socio-familiare) e che avrebbe dato eccessivo peso a precedenti penali e alla mancata consapevolezza dei reati.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse adeguatamente valutato gli elementi emersi dall'indagine socio-familiare e dalle informazioni di polizia, evidenziando l'assenza di un percorso di revisione critica sufficientemente avviato e la mancanza di stabilità lavorativa come fattori rilevanti ai fini della prognosi di non recidiva. La declaratoria di inammissibilità della detenzione domiciliare (per superamento del limite edittale) è stata confermata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), codice di procedura penale

    Gli specifici motivi di impugnazione richiamati dal ricorrente (violazione di legge e difetto di motivazione). La Corte ha ritenuto che i profili indicati non fossero fondati e non giustificassero la riforma dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza.

  • art. 47 Ordinamento Penitenziario

    Norma richiamata in relazione ai requisiti e alle finalità delle misure alternative (affidamento in prova). La sentenza interpreta l'articolo come richiedente una valutazione della personalità e una prognosi di non recidiva, con necessità che sia almeno avviato un processo di revisione critica del condannato.

  • art. 27 Costituzione

    Principio costituzionale della funzione rieducativa della pena usato come parametro interpretativo: l'accesso alle misure alternative deve essere valutato in base alla concreta idoneità a favorire il reinserimento e la prevenzione della recidiva.

  • Giurisprudenza della Corte (es. Sez.1, n. 4390/2019 e altre citate)

    Richiamati precedenti che chiariscono che, pur non essendo richiesta la completa revisione critica del passato, è necessario che sia almeno dimostrato l'avvio di tale processo e che il giudice valuti gli elementi positivi e negativi in concreto per formulare una prognosi favorevole o meno all'affidamento.

Massime di principio

  • L'accesso all'affidamento in prova richiede non solo l'assenza di elementi negativi ma la presenza di elementi positivi concreti: deve emergere almeno l'avvio di una revisione critica del comportamento passato.
  • La mancata ammissione dei fatti da parte del condannato non è di per sé ostativa, ma la resistenza a rielaborare criticamente i precedenti può rilevare negativamente nella prognosi di non recidiva.
  • La mancanza di attuale occupazione non esclude automaticamente la misura alternativa, ma è un fattore rilevante che va valutato insieme ad altri elementi (stabilità lavorativa e risorse disponibili per il reinserimento).
  • Precedenti penali sistematici e una biografia priva di ancoraggi stabili possono prevalere sugli elementi positivi recenti se il giudice ritiene che non vi sia sufficiente affidabilità per un percorso extra-murario.
  • La detenzione domiciliare è inammissibile quando la pena da espiare supera il limite edittale previsto per il beneficio; la verifica del requisito edittale è elemento formale da accertare preliminarmente.

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