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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 904/2023 del 13/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione del divieto di reformatio in peius: la Corte d'appello, in sede di rinvio, ha aumentato la pena pecuniaria da euro 32.000 (fissata dal giudice di primo grado) a euro 63.000 nonostante il ricorso fosse stato proposto solo dall'imputato, in violazione del divieto di peggioramento della posizione dell'imputato in caso di impugnazione a suo favore

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha constatato che, dopo due annullamenti con rinvio, il giudice del rinvio aveva riformulato il quadro di gravità e applicato aumenti considerati in combinazione con la pena inflitta dal Tribunale di Velletri, determinando così un peggioramento della posizione pecuniaria dell'imputato. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente alla determinazione della pena pecuniaria e la Cassazione ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio su quel punto ad altra sezione della Corte d'appello di Roma. Ha altresì dichiarato l'irrevocabilità della sentenza quanto all'affermazione della responsabilità penale.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8

    Richiamato in riferimento alla trattazione del ricorso in Cassazione secondo le norme emergenziali; indica la norma procedurale che ha disciplinato il procedimento di trattazione del ricorso

  • D.P.R. 309 del 1990, art. 73

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (illecita detenzione/distribuzione di stupefacenti), da cui derivano le pene riconsiderate nei giudizi precedenti

  • Sez. Un. n. 16208 del 27/03/2014, Rv. 258652 (principio giurisprudenziale)

    "il divieto di reformatio in peius opera anche nel giudizio di rinvio e con riferimento alla decisione del giudice di appello se il ricorso per cassazione è stato proposto dall'imputato, essendo irrilevante, per il verificarsi di questi effetti, che la sentenza di primo grado sia stata appellata dal pubblico ministero"

    Le Sezioni Unite hanno chiarito che il divieto di peggioramento si applica anche al giudizio di rinvio: se solo l'imputato ha proposto ricorso, il giudice del rinvio non può adottare decisioni che peggiorino la sua posizione

  • Codice di procedura penale, art. 624

    Norma richiamata per dichiarare l'irrevocabilità della sentenza in ordine alla affermazione della responsabilità penale (effetto di stabilità della pronuncia che non è stata annullata)

Massime di principio

  • Il divieto di reformatio in peius impedisce al giudice che riesamina la causa, anche in sede di rinvio, di peggiorare la posizione dell'imputato quando il ricorso è stato proposto dall'imputato stesso.
  • La regola si applica anche dopo più annullamenti con rinvio: la riconsiderazione della gravità e la determinazione delle pene non possono tradursi in un aumento della pena rispetto a quanto stabilito in primo grado se l'appello/ricorso è dell'imputato.
  • Se il giudice del rinvio viola il divieto di reformatio in peius, la Corte di Cassazione può annullare la parte della sentenza che ha comportato il peggioramento (ad es. la determinazione della pena pecuniaria) e disporre il rinvio a diversa sezione per nuovo giudizio limitato a quel profilo, lasciando invece irrevocabile l'accertamento di responsabilità se non toccato dall'annullamento.
  • In pratica difensiva, va contestata tempestivamente qualsiasi riformulazione di gravità o aumento di pena intervenuta in sede di rinvio quando il ricorso è dell'imputato, richiedendo l'applicazione del principio di non peggioramento.
  • Per il giudice di rinvio e per l'accusa: occorre attenzione a non valorizzare elementi o applicare aumenti che, rispetto al capo di imputazione originario e alla determinazione di primo grado, possano costituire un peggioramento nei confronti dell'imputato che ha proposto ricorso.

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