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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35434/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza per due motivi principali: 1) violazione di legge e vizio di motivazione relativo alla ritenuta responsabilità per truffa, sostenendo che la Corte non avrebbe adeguatamente provato il dolo e non avrebbe valutato correttamente le prove indiziari; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione con altri reati precedentemente giudicati, lamentando che la continuazione non sia stata rilevata o valutata correttamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e generici e li ha quindi dichiarati inammissibili. Ha ritenuto che i motivi fossero privi di specificità: quanto al primo, i ricorrenti non hanno confutato la motivazione delle decisioni di merito che avevano individuato gli elementi della truffa (rassicurazioni sulla bontà degli assegni poi risultanti insoluti e omissione del difetto di legittimazione a usare il nome della società acquirente); quanto al secondo, la richiesta di continuazione era aspecifica e riferita a reato non ancora giudicato con sentenza irrevocabile, con ulteriore confusione tra le parti coinvolte. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e, in solido, alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa liquidate in euro 3.510,00 oltre accessori a favore della parte civile. La declaratoria di inammissibilità lascia impregiudicato l'esito delle condanne di merito, che risultano così definitive.

Norme richiamate

  • delitto di truffa (codice penale)

    La sentenza di merito ha ritenuto sussistenti gli elementi tipici della truffa (artifici e raggiri, induzione alla consegna dei beni e pagamento con assegni poi insoluti) e il dolo, in particolare per le rassicurazioni fornite ai fini della conclusione dell'operazione e l'omissione della mancanza di legittimazione a usare il nome della società acquirente

  • norme processuali sulla cassazione e inammissibilità dei ricorsi

    La Corte ha applicato il principio secondo cui il ricorso per Cassazione deve contenere censure specifiche e adeguatamente motivate: deduzioni generiche o aspecifiche sulla valutazione della prova non sono idonee ad infirmare le motivazioni di merito; analogamente, la richiesta di riconoscimento del vincolo di continuazione deve essere formulata con precisione e riferirsi a reati già definitivamente accertati o a giudizi conclusi, non a procedimenti non irrevocabili

Massime di principio

  • Un ricorso per Cassazione deve contenere censure specifiche e confrontarsi punto per punto con la motivazione delle decisioni di merito: affermazioni generiche sulla errata valutazione della prova sono inammissibili
  • Per la ricorrenza del reato di truffa occorrono elementi concreti che evidenzino artifici o raggiri e il dolo; se le corti di merito hanno motivato in tal senso, il gravame in Cassazione richiede una contestazione motivata di tali argomenti
  • La richiesta di riconoscimento del vincolo di continuazione deve essere precisa: non è sufficiente una domanda aspecifica o riferita a procedimenti non ancora definitivi
  • Non introdurre in Cassazione profili che non siano stati effettivamente impugnati nei gradi precedenti: censure nuove o non sviluppate nei gradi di merito rischiano l'inammissibilità
  • La pronuncia di inammissibilità può comportare condanne alle spese processuali e sanzioni economiche (es. contributo alla Cassa delle Ammende), commisurate al grado di colpa nella determinazione dell'inammissibilità

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