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Sentenza

Sentenza n. 470/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202500077

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del rilascio o aggiornamento del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo mediante scorporo dal titolo del genitore, con contestuale ordine di allontanamento e preannuncio di espulsione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, divenuto maggiorenne, aveva chiesto il rilascio di un autonomo permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo mediante scorporo dal titolo del padre. La Questura, dopo la comunicazione di avvio del procedimento e del preavviso di rigetto, ha respinto l'istanza ritenendo sussistente una pericolosità sociale fondata su una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e a euro 4.000 di multa per detenzione e cessione illecita di stupefacenti, nonché su ulteriori elementi risultanti da una nota dei Carabinieri: coinvolgimento in indagini per rapina e sequestro di persona, mancato svolgimento di attività lavorativa regolare, inserimento nella criminalità giovanile locale, uso abituale di sostanze stupefacenti e alcoliche, notorietà tra gli spacciatori minorenni e precedenti di polizia e misure di prevenzione. Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 5 del d.lgs. 286/1998, sostenendo che il diniego fosse fondato soltanto su condotte commesse durante l'adolescenza e che l'Amministrazione non avesse considerato il successivo trasferimento, l'attività lavorativa, la convivenza stabile con una cittadina italiana e il progetto matrimoniale. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione dell'art. 9, comma 9, del d.lgs. 286/1998, sostenendo che la Questura avrebbe dovuto valutare il rilascio di un diverso permesso di soggiorno temporaneo. Il ricorrente ha inoltre prodotto documentazione soltanto in giudizio, senza averla presentata nella fase procedimentale successiva alla comunicazione ex artt. 7 e 10-bis della legge n. 241/1990.

La decisione

Il TAR ha respinto entrambi i motivi. Quanto al primo, ha rilevato che il diniego non si fondava esclusivamente sulla condanna per il reato commesso durante la minore età, ma su un quadro complessivo di elementi, adeguatamente valorizzati dalla Questura, idonei a sostenere il giudizio di pericolosità sociale, di elevata capacità delinquenziale e di rischio di reiterazione. L'Amministrazione aveva inoltre espressamente valutato i rapporti familiari, ritenendoli non sufficienti a controbilanciare la gravità dei profili di pericolosità. La documentazione prodotta per la prima volta in giudizio non poteva rendere illegittimo il provvedimento, dovendosi valutare la legittimità con riferimento al momento della sua adozione; la successiva notificazione rileva invece per l'efficacia dell'atto e per la decorrenza del termine di impugnazione. Non sussisteva, inoltre, un obbligo dell'Amministrazione di procedere al riesame in autotutela sulla base della documentazione tardivamente prodotta. Quanto al secondo motivo, il giudice ha osservato che l'art. 9, comma 9, del d.lgs. 286/1998 impone il rilascio di un diverso permesso soltanto allo straniero cui sia stato revocato il permesso UE e nei cui confronti non debba essere disposta l'espulsione. Nel caso concreto il provvedimento disponeva anche l'espulsione e la legittimità di tale statuizione non era stata contestata; inoltre il ricorrente non aveva indicato quale diverso titolo gli spettasse né aveva dimostrato il possesso dei relativi requisiti. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento di euro 2.500,00 per spese di lite, oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. 286/1998

    La valutazione della pericolosità dello straniero non è automatica per il solo fatto della commissione di reati, ma può fondarsi su un quadro complessivo di elementi attuali e pregressi. Nel caso esaminato, il giudizio amministrativo è stato ritenuto adeguatamente motivato sulla base della condanna e degli ulteriori elementi di pericolosità.

  • art. 7 d.lgs. 286/1998

    Richiamato nel provvedimento impugnato quale base normativa del diniego connesso alla pericolosità sociale dello straniero.

  • art. 9 d.lgs. 286/1998

    Il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo può essere negato o revocato in presenza dei presupposti di pericolosità previsti dalla disciplina; il comma 9 prevede il rilascio di un diverso permesso soltanto quando non debba essere disposta l'espulsione.

  • art. 9, comma 9, d.lgs. 286/1998

    Allo straniero, cui sia stato revocato il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e nei cui confronti non debba essere disposta l'espulsione è rilasciato un permesso di soggiorno per altro tipo in applicazione del presente testo unico

    La disposizione non è applicabile quando, come nel caso deciso, il provvedimento dispone anche l'espulsione; inoltre l'interessato deve indicare e dimostrare il titolo alternativo e i relativi requisiti.

  • artt. 7 e 10-bis l. 241/1990

    La comunicazione procedimentale consente all'interessato di presentare elementi e documenti prima dell'adozione del provvedimento; la mancata produzione in tale sede non può essere recuperata in modo da incidere retroattivamente sulla legittimità dell'atto.

  • art. 21-bis l. 241/1990

    La notificazione dei provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati rileva ai fini della loro efficacia e della decorrenza del termine per impugnare, non per individuare il momento rispetto al quale valutarne la legittimità.

  • art. 73 c.p.a.

    Richiamato per dare atto che le parti non si sono avvalse delle facoltà processuali previste dalla disposizione.

Massime di principio

  • La legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e agli elementi istruttori esistenti al momento della sua adozione; la successiva notificazione rileva per l'efficacia dell'atto e per la decorrenza del termine di impugnazione.
  • La documentazione prodotta per la prima volta in giudizio non può rendere illegittimo un provvedimento che, al momento della sua adozione, risultava legittimo sulla base degli elementi allora disponibili. L'Amministrazione non è obbligata a riaprire il procedimento o ad adottare un atto di autotutela in ragione della produzione tardiva, poiché il riesame è discrezionale.
  • Il diniego o la revoca di un permesso di soggiorno fondati sulla pericolosità sociale dello straniero non richiedono un automatismo derivante dalla sola esistenza di una condanna penale, ma devono poggiare su una valutazione complessiva degli elementi rilevanti; tale valutazione può comprendere condanne, precedenti di polizia, misure di prevenzione, inserimento in ambienti criminali, uso di stupefacenti e ulteriori condotte sintomatiche.
  • Nel valutare la pericolosità dello straniero, l'Amministrazione deve considerare anche i legami familiari e gli elementi di integrazione, ma può ritenerli recessivi quando la gravità complessiva dei profili di pericolosità sia tale da prevalere su tali fattori.
  • L'obbligo di rilasciare un diverso permesso di soggiorno previsto dall'art. 9, comma 9, del d.lgs. 286/1998 opera soltanto quando il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo sia revocato e non debba essere disposta l'espulsione; chi invoca un titolo alternativo deve inoltre indicare il titolo richiesto e dimostrare il possesso dei relativi requisiti.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPartecipazione al procedimentoAutotutela
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPartecipazione procedimentaleAutotutela decisoriaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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