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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2175/2024 del 18/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Bologna che aveva accolto l'appello del Procuratore avverso l'autorizzazione del GIP di Reggio Emilia a lasciare gli arresti domiciliari per svolgere attività lavorativa. Il ricorrente deduce contraddittorietà e illogicità nella motivazione dell'appello: sostiene di trovarsi in stato di indigenza legittimante l'autorizzazione ex art. 284 c.p.p., contesta l'uso dei redditi dei genitori conviventi nella valutazione economica, e ritiene che l'eventuale uscita per lavoro non fosse incompatibile con le esigenze cautelari (per assenza di patente, accompagnamento del padre, contatti limitati in azienda, giovane età, resipiscenza, scuse alla parte offesa, comportamento risarcitorio e partecipazione a programmi trattamentali).

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale: mancava documentazione sulla presunta impossidenza dell'imputato; il soggetto era posto agli arresti domiciliari anche in considerazione della disponibilità dei genitori a ospitarlo e mantenerlo; l'art. 284 c.p.p., comma 3, richiede una "situazione di assoluta indigenza" misurata in termini di indispensabilità e assolutezza. Inoltre il Tribunale ha valutato l'incompatibilità dell'uscita per lavoro con le esigenze cautelari alla luce della gravità del reato, dei precedenti e delle due evasioni segnalate, ritenendo non dimostrato un affievolimento del pericolo di reiterazione. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 284 cod. proc. pen., comma 3

    "situazione di assoluta indigenza"

    La norma richiede il riconoscimento di una situazione di indigenza assoluta, valutata in termini di indispensabilità e assolutezza, ossia fatti obiettivi che impediscano al ristretto di provvedere alle esigenze primarie; la disponibilità dei genitori a mantenere il reo esclude tale indigenza

  • art. 384 cod. proc. pen.

    L'autorizzazione ad uscire dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari per lavoro va verificata anche quanto alla compatibilità con le esigenze cautelari; il giudice di merito deve effettuare una valutazione rigorosa della compatibilità tra attività lavorativa proposta e finalità della misura

Massime di principio

  • Per ottenere l'autorizzazione a uscire dagli arresti domiciliari per lavoro ex art. 284 c.p.p. è necessario fornire documentazione oggettiva che dimostri una "situazione di assoluta indigenza"; semplici dichiarazioni non sono sufficienti.
  • La disponibilità dei familiari a ospitare e mantenere il ristretto è elemento rilevante che può escludere l'indigenza e quindi la necessità dell'autorizzazione.
  • La verifica della compatibilità dell'uscita per lavoro con le esigenze cautelari è rigorosa: gravità del reato, carichi pendenti, precedenti comportamenti (es. evasioni) e rischio di reiterazione pesano fortemente contro la concessione del beneficio.
  • Elementi di giovane età, resipiscenza o partecipazione a programmi trattamentali possono attenuare il rischio ma devono emergere in modo concreto e documentato per prevalere sulle esigenze di tutela.
  • In sede di Cassazione non è possibile ribaltare una valutazione di merito adeguatamente motivata; la critica ai fatti deve dimostrare contraddizioni o illogicità manifeste nella motivazione impugnata.
  • Ricorrere senza fondamento può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (es. importo alla Cassa delle Ammende) quando sussistono profili di colpa nella proposizione del ricorso.

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